Archivi tag: tasse

PIU’ BALLE PER TUTTI…

Chat

renzi-pierino-scuola-asino-667265

La nuova legge di stabilità parla di un’Italia con il segno +
+ slogan
+ annunci
+ balle

Niente abolizione Legge Fornero
Niente Reddito di Cittadinanza
Niente aiuti alle imprese ma solo annunci per il 2017
Niente soldi alla sanità – 2 miliardi in meno rispetto all’invecchiamento della popolazione.

Luigi Di Maio

LE NUOVE BALLE DEL BOMBA SUL TAGLIO DELLE TASSE !!!

Standard

11745954_949710655089037_7567861854216575343_n

L’ultima volta che dal Governo hanno annunciato un taglio delle tasse, ci hanno imposto l’imu agricola e il 10% in più di tasse locali. Oltre all’aumento dell’Iva sul pellet.
A questo punto l’unica speranza è che nel 2016 questo Governo sia già a casa.
Poi ci penseremo noi a ridurre le imposte davvero. Come abbiamo già fatto con la Tasi nei comuni dove governiamo, abolita a Ragusa nel 2014 e ad Assemini nel 2015.

Luigi Di Maio

Renzi, anche oggi, a parole ha risolto i problemi degli italiani: ha abolito l’Imu, la Tasi, ridotto l’Ires, l’Irap e l’Iva. Ha menato vanto di essere la locomotiva d’Europa ma il meglio di sé lo ha dato quando ci ha definiti populisti, era illuminato come se stesse rivelando il quarto segreto di Fatima.

Certo che siamo populisti. Noi siamo per il reddito di cittadinanza, per punire i corrotti che rubano ai cittadini. Noi siamo con le piccole e medie imprese, gli artigiani e i professionisti che faticano ogni giorno e non con il solito Marchionne.

Noi non usiamo i bambini per strappare applausi. Che si tratti di bambini siriani o tarantini, noi del M5S, non li utilizziamo per qualche minuto di demagogia.

Barbara Lezzi

Se il tesoretto è solo un’arma di distrazione di massa

Standard

11127472_911144075599177_2682224635086867102_n

IL BONUS CHE NON C’È

Con dati occupazionali che restano al minimo storico e una produzione industriale che continua a deludere, dovrebbe essere chiaro a tutti che è tempo di serietà e non di distrazioni. Tanto meno di armi di distrazioni di massa per distogliere l’attenzione della pubblica opinione dai nodi veri dell’economia e dell’azione di governo.
È allora opportuno che il governo spari nel dibattito pubblico la questione del “tesoretto”? E c’è davvero un “tesoretto” da spendere nelle pieghe del nostro bilancio pubblico? La risposta è no, no secco, su entrambe le domande.
La questione evidentemente non è semantica. Lo è anche, perché la parola “tesoretto” sa di presa in giro. Ma anche se lo si chiama bonus, può un governo che tiene alla sua reputazione annunciare un bonus di 1,6 miliardi quando ha davanti le urgenze che ben si conoscono? Per il prossimo anno, è ormai cosa nota, Renzi e Padoan dovranno trovare 16 miliardi di euro per evitare il disastroso aumento della pressione fiscale legato all’incremento dell’Iva. Sono tagli di spesa dolorosi che dovranno trovar posto nella prossima legge di stabilità.
Per quest’anno, poi, il governo non è ancora riuscito a trovare la copertura alla decontribuzione per chi assume stabilmente. Si tratta di poche decine di milioni. Eppure il decreto è rimasto fermo un mese alla ragioneria perché si individuassero quelle risorse e, alla fine, è stato sbloccato solo ricorrendo al paradossale aumento generalizzato dei contributi. Una figuraccia per il governo, che ha dovuto fare marcia indietro. Ma anche il segno di quanto sia difficile ritagliare risorse disponibili in un bilancio già sotto stress.
Un bilancio che per quest’anno vede affidati 5,2 miliardi di tagli alla difficile trattativa con gli enti locali e le Regioni, che conta su 3,3 miliardi di lotta all’evasione tutti da realizzare, che confida in un via libera tutt’altro che scontato della Ue su 1,7 miliardi frutto di split payment/reverse charge e, non ultimo, deve ancora trovare circa un miliardo di euro per la bocciatura della Robin tax da parte della Corte costituzionale.
Come si fa a parlare di “tesoretto” da distribuire davanti a tutto questo? Di questo gruzzolo di 1,6 miliardi, che poi tanto gruzzolo non è, che si sarebbe improvvisamente materializzato all’interno del bilancio? Di fronte a tante emergenze sarebbe il caso di tenerlo da parte quel tesoretto, anche se fosse davvero disponibile.
Ma quel che è peggio è che quei soldi proprio non ci sono. Quei soldi sono un deficit. Sono il differenziale, indicato nel Def, tra l’obiettivo programmatico di un rapporto deficit/Pil a 2,6% e un tendenziale di 2,5%. Da qui quello 0,1% di Pil che si potrebbe spendere. Ma è tutta roba di carta, numeri astratti e potenziali.
Quella franchigia, in sostanza, si determina sulla base di un aumento del Pil che il Governo stima superiore a quello che era stato precedentemente previsto e di tassi di interesse in declino. Una previsione, dunque, non un dato di fatto. Il governo stima che cresceremo quest’anno non più allo 0,6 ma allo 0,7%. Una previsione anche prudenziale, dicono al Tesoro. Ma è pur sempre una previsione. Ed è bene ricordare che nell’ultimo decennio tutte le stime sul Pil effettuate dai governi nel Def/Dpef – sempre prudenziali per carità – sono state inesorabilmente riviste al ribasso al momento del consuntivo di fine anno.
C’è da sperare che quest’anno non accadrà, e che l’Italia crescerà più dello 0,7% previsto, ma impegnare oggi risorse sulla base di una stima, di un auspicio, è un artificio molto a rischio. Tanto più se quelle somme vengono poi prenotate e contese da ministri e partiti (anche quelli di opposizione) proprio come fossero piovute dal cielo e, quindi, potenzialmente destinabili agli usi più vari, con una evidente strumentalizzazione elettoralistica e al di fuori di qualunque progetto di politica economica.
Non è un caso se all’interno del Def si parla di destinare quei fondi all’attuazione delle riforme. Perché, evidentemente, al Tesoro sanno bene quanto siano scarse le risorse disponibili per mettere in atto il programma impostato dal governo. A cominciare dall’attuazione delle deleghe sul lavoro e sul fisco, queste sì urgenze di cui varrebbe la pena occuparsi. Forse andrebbe ascoltato Lorenzo Codogno, stimato chief economist del Tesoro fino a qualche mese fa, che proprio ieri ha scritto: «Renzi parla di un tesoretto. Ma la realtà è che, senza una ulteriore riduzione strutturale della spesa, il finanziamento di nuove iniziative è a rischio».
P.S. C’è da auspicare che la partita della paradossale copertura del taglio contributivo per chi assume a tempo indeterminato con l’aumento generalizzato dei contributi sia definitivamente superata. Purtroppo l’impegno del ministro Poletti fa riferimento a un’intenzione e non ancora a una soluzione. Speriamo che questa venga trovata presto.

Fabrizio Forquet – Il Sole 24ore, 14 aprile 2015

LA TERRA NON SI TASSA !!!

Standard

imu-agricola

Apprendiamo, sempre e solo, dal comunicato del sindaco Ruscigno che, molto probabilmente l’IMU Agricola non dovrà essere pagata.

NE PRENDIAMO ATTO CON GRANDE SODDISFAZIONE, anche perché ci eravamo impegnati sia a livello locale che nazionale affinché ciò avvenisse.

RITENIAMO, inoltre, pura propaganda le affermazioni finali del Sindaco dove indica come speculatori quelli che si erano mossi per non pagare l’IMU, come giustamente avvenuto.

Se Ruscigno ritiene che ogni critica o proposta sia speculazione, sciacallaggio e l’unica proposta che ci presenta è di tacere sempre e su tutto, crediamo che in valsamoggia la democrazia abbia le gambe veramente corte.

ANCHE NEL 2014 LE TASSE SONO AUMENTATE. ABBIAMO I DATI UFFICIALI. E LE CHIACCHIERE STANNO A ZERO!

Standard

tassati

Sulla pressione fiscale in Italia nel 2014 ci siamo.
La verità è arrivata e le chiacchiere stanno a zero!
Guardateli bene questi dati, perché sono quelli ufficiali del Ministero delle Finanze (Comunicato Ministeriale n. 49 del 5 marzo 2015 e Bollettino Entrate Tributarie n. 154 del 2015).
E se vogliamo andare subito al sodo, la verità è una sola: nel 2014 le tasse in Italia sono aumentate ancora!
Dai dati ministeriali ufficiali (omogeneizzati rispetto al 2013 secondo i precisi criteri indicati dallo stesso Ministero delle Finanze), risulta infatti che nel 2014 il totale delle tasse statali e locali è salito di quasi 3 miliardi rispetto al 2013!
Precisamente, a valori omogenei, nel 2014 lo Stato e gli enti locali hanno chiesto agli italiani 478,407 miliardi di tasse, cioè esattamente 2,737 miliardi in più del 2013, quando si erano invece “fermate” a 475,670 miliardi.
Perciò, numeri e dati ufficiali alla mano, non solo nel 2014 il Governo Renzi e gli enti locali non hanno per niente abbassato le tasse agli italiani, ma addirittura gliene hanno chieste svariati miliardi in più.
E, con l’occasione, nei dati ufficiali troviamo anche alcune altre interessanti conferme, comprese quelle per cui:
– la tanto propagandata diminuzione delle “tasse statali” (ve li ricordate ancora gli 80 euro, vero?) era completamente falsa perché le tasse statali, da sole, sono cresciute di 1 miliardo;
– la pressione fiscale è salita ancora di più a livello di “tasse locali”, per le quali l’aumento è stato infatti ancora maggiore, cioè quasi 2 miliardi in più (vi dicono niente le paroline “IMU”, “Tari”, “Tasi” e via dicendo?).
Insomma, il tempo è galantuomo e alla fine la verità è venuta a galla: nel 2014 le tasse in Italia sono aumentate di svariati miliardi rispetto al 2013, altro che diminuite!
Forza e coraggio, italica tartassata stirpe!

Salvatore Lantino – Avvocato Tributarista e Docente di Fiscalità Internazionale