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32000 TONNELLATE DI RIFIUTI INFETTIVI NON STERILIZZATI IN EMILIA-ROMAGNA – Movimento 5 Stelle beppegrillo.it Emilia-Romagna

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32000 TONNELLATE DI RIFIUTI INFETTIVI NON STERILIZZATI IN EMILIA-ROMAGNA

L’EMILIA ROMAGNA NON STERILIZZA I RIFIUTI INFETTIVI. EPPURE QUESTO CONSENTIREBBE DI ABBATTERE NOTEVOLMENTE I COSTI DI SMALTIMENTO. COME MAI?

Secondo il report 2013 “La Gestione dei rifiuti in Emilia-Romagna” elaborato dalla Regione Emilia-Romagna e da Arpa Emilia-Romagna, i rifiuti infettivi prodotti nel 2011 nella nostra Regione ammontano a circa 32.000 tonnellate.

Sempre secondo lo stesso rapporto, nonostante rappresentino il 27% dei rifiuti ospedalieri prodotti, essi incidono per ben il 60% nei costi di smaltimento dei rifiuti sanitari.

Nel nostro paese esiste la migliore tecnologia per sterilizzare i rifiuti ospedalieri infettivi, ma queste macchine sono in funzione solo in pochissimi ospedali italiani e, a quanto ci risulta, nessuna struttura pubblica della nostra regione le ha installate.

Il rifiuto sterilizzato si può smaltire come assimilato a rifiuto urbano (e dunque al costo dell’urbano) oppure è utilizzabile come Combustibile da Rifiuto, riducendo drasticamente il costo di smaltimento a pochi centesimi di €. Inoltre può essere stoccato per lunghi periodi (fino a 3 mesi) in quanto inerte, ed è ridotto di peso e di volume, per cui si riduce il costo dei trasporti speciali e i pericoli d’inquinamento legati a percolamento e discariche abusive. In pratica evita, di fatto, che dall’ospedale esca rifiuto infetto.

Eppure, la sterilizzazione dei rifiuti infettivi direttamente sul posto consente sia l’abbattimento dei costi, sia la riduzione dei danni ambientali conseguenti ai trasporti e i trattamenti esterni, sia una più oculata e corretta gestione dei rifiuti ospedalieri con una raccolta differenziata al punto di generazione.

Perché questo non succede?

Vogliamo vederci chiaro. Non sarà che si evita il processo di sterilizzazione per questo è ovviamente osteggiato dai grandi colossi delle imprese di smaltimento? Non sarà che il business del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti infettivi è troppo vantaggioso per gli smaltitori, per abbatterlo con tecniche moderne e meno inquinanti come la sterilizzazione?

Abbiamo dunque chiesto alla Regione per quale motivo le strutture sanitarie pubbliche non siano dotate di macchine per la sterilizzazione dei rifiuti sanitari infetti e se siano in previsione, per abbattere gli elevati costi di smaltimento di questi rifiuti, piani per la dotazione di macchine per la sterilizzazione nelle strutture sanitarie pubbliche e private.

LEGGI L’INTERROGAZIONE

Andrea Defranceschi, capogruppo Movimento 5 Stelle Regione Emilia-Romagn

via 32000 TONNELLATE DI RIFIUTI INFETTIVI NON STERILIZZATI IN EMILIA-ROMAGNA – Movimento 5 Stelle beppegrillo.it Emilia-Romagna.
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Hera esca dal carbone a Saline Joniche | Legambiente Emilia-Romagna

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15 marzo 2014 | Commenti disabilitati

Hera esca dal carbone a Saline Joniche

Associazioni e comitati scrivono ai Sindaci azionisti della Multiutility.

Assurdo combattere il cambiamento climatico in Emilia Romagna, e supportare il carbone altrove.

Mentre in Emilia Romagna gli enti pubblici si oppongono alla confinante centrale a carbone di Porto Tolle sul Delta Veneto, la principale azienda a controllo pubblico della Regione supporta progetti similmente dannosi in altre regioni d’Italia. Per porre fine a questo preoccupante paradosso, associazioni e comitati hanno scritto ieri a tutti i Sindaci azionisti del Gruppo Hera, chiedendo l’uscita dell’azienda partecipata dal progetto della centrale a carbone a Saline Joniche in Calabria.

Il gruppo Hera infatti partecipa con il 20% del capitale al consorzio SEI, costituito nel 2007 per il progetto di costruzione di una centrale a carbone a Saline Joniche (RC), di cui sono parte anche a Repower che vi partecipa con il 57, 5%, Foster Wheeler Italiana S.r.l. che ne detiene il 15%, e Apri Sviluppo S.p.a. il 7,5%.

La lotta ai cambiamenti climatici è la più importante sfida ambientale che l’umanità si trova ad affrontare, ed anche in molti dei comuni azionisti di Hera sono in corso azioni in questa direzione, con l’adesione al Patto dei Sindaci, la formulazione dei PAES, iniziative di risparmio energetico e la promozione delle energie rinnovabili.

In questo quadro, poiché il carbone è il combustibile a maggior produzione di CO2 e quello con maggiori emissioni inquinanti locali, la produzione di energia elettrica da carbone risulta una delle minacce più forti alla lotta ai cambiamenti climatici. È per questo che anche la comunità dell’Emilia Romagna si è opposta a questa tecnologia con una risoluzione del Consiglio Regionale contro la riconversione della centrale Enel a Porto Tolle, sul delta del Po. Che i Comuni dell’Emilia Romagna promuovano in altre regioni, seppur indirettamente tramite la propria partecipata Hera, una politica energetica sbagliata e dannosa, che sono disposti a combattere a casa propria, è quindi inaccettabile.

E la gravità di una tale scelta è anche più evidente in questi giorni, dopo il sequestro da parte della magistratura di Savona della centrale Tirreno Power di Vado Ligure, alla quale Hera – ancora una volta – partecipa con il 5,5% di quote.

I firmatari della lettera, Coordinamento Emilia Romagna Comitati Acqua Bene comune, Legambiente, WWF Emilia Romagna, GREENPEACE Italia, RE:COMMON, Comitato Sì alle Energie Rinnovabili – No al Nucleare, chiedono quindi che la politica eserciti il proprio ruolo di pieno controllo sull’azienda, e danno appuntamento alla cittadinanza e alle Istituzioni a Bologna il 5 aprile p.v., a partire dalle 9:30 presso la Sala dello Zodiaco in via Zamboni 13, per un incontro pubblico dal titolo:

“HERA esca dal progetto di centrale a carbone di Saline Ioniche

La scelta dei sindaci: carbone o energie rinnovabili.

Ambiente, territorio, democrazia”.

Scarica la lettera e l’appello inviati a tutti i Sindaci dei Comuni azionisti di Hera

viaHera esca dal carbone a Saline Joniche | Legambiente Emilia-Romagna.