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RENZI NON VUOLE IL REDDITO DI CITTADINANZA

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Renzi ci ha risposto sul Reddito di cittadinanza. Dopo mesi di latitanza abbiamo preteso una sua presa di posizione chiara sulla nostra proposta.

Ebbene, oggi Renzi ha detto NO al Reddito di cittadinanza.

Renzi sostiene che per combattere la povertà, la strada più percorribile sia l’aumento dell’occupazione.

Tuttavia il suo è un evidente depistaggio perché:

1 – Come dichiara l’Istat e concordano tutti gli esperti, il reddito di cittadinanza rilancerebbe l’economia -per la ripartenza di consumi altrimenti impediti-, e quindi anche le imprese che ricomincerebbero ad assumere….

2 – Il Reddito di cittadinanza ed il percorso per ottenerlo è strettamente collegato alla ricerca del lavoro, tant’è che vien concesso solo se si accetta di lavorare almeno 8 ore a settimana per la comunità di appartenenza o se si èimpegnati in attività formative.

3 – Renzi sostiene che non ci sia bisogno del Reddito di cittadinanza da noi proposto perché l’occupazione sta crescendo! Peccato che il tasso dei giovani disoccupati dai 15 ai 24 anni è risalito al 40,7% e l’incremento degli occupati dipende in gran parte dall’attivazione di nuovi contratti a termine, non stabili.

4 – Renzi forse non sa che oggi, anche lavorando, si scivola nel baratro della povertà poiché i salari e gli stipendi netti subiscono dinamiche al ribasso indotte dall’eccesso di domanda di lavoro rispetto all’offerta.

Cari italiani, l’unica speranza che resta per ridare dignità al Paese istituendo anche noi un Reddito di cittadinanza è quella di un Governo 5 Stelle, mandando a casa chi sostiene che non ce ne sia bisogno.

Nicola Morra

Anche la Caritas chiede reddito di cittadinanza per contrastare la povertà in Italia.

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Il governo Renzi, che pure ha introdotto qualche “avanzamento marginale” nel sostegno al reddito, non si è finora “discostato in misura sostanziale dai suoi predecessori” e ha confermato la “tradizionale disattenzione della politica italiana nei confronti delle fasce più deboli”: Il severo giudizio di Caritas Italiana è contenuto nel Rapporto 2015 ‘Le politiche contro la povertà in Italia”, presentato oggi a Roma. Il Rapporto parte dalla ‘fotografià della situazione: se è vero, si legge, che la povertà assoluta (dati Istat) ha smesso di crescere stabilizzandosi intorno al 7% della popolazione, confrontando il 2014 con il 2007, cioè con il periodo pre-crisi, il numero dei poveri in senso assoluto è salito da 1,8 milioni a 4,1 milioni, dunque è più che raddoppiato.

L’Italia, sottolinea Caritas, è l’unico paese europeo, insieme alla Grecia, privo di una misura nazionale contro la povertà. L’attuale sistema di interventi pubblici risulta del tutto inadeguato (i fondi nazionali sono passati da 3.169 milioni del 2008 a 1.233 milioni del 2015) e frantumato in una miriade di prestazioni non coordinate, la gran parte dei finanziamenti pubblici disponibili è dedicata a prestazioni monetarie nazionali mentre i servizi alla persona, di titolarità dei Comuni, sono sottofinanziati.

Infine, la distribuzione della spesa pubblica è decisamente sfavorevole ai poveri: l’Italia ha una percentuale di stanziamenti dedicati alla lotta alla povertà inferiore alla media dei paesi dell’area euro (0,1% rispetto a 0,5% del Pil, l’80% in meno). Gli interventi decisi dal governo Renzi – bonus di 80 euro, bonus bebè, bonus per le famiglie numerose e l’Asdi – secondo il rapporto si traduce in un complessivo incremento medio di reddito pari al 5,7%, risultato migliore rispetto ai precedenti Governi. Si tratta, però, di un avanzamento marginale e non privo di controindicazioni e pertanto la valutazione d’insieme è che in materia di sostegno al reddito l’attuale esecutivo, ad oggi, non si è discostato in misura sostanziale dai suoi predecessori e ha confermato la tradizionale disattenzione della politica italiana nei confronti delle fasce più deboli. Se, infatti, il 22% dei nuclei poveri ottiene almeno una delle misure sopra elencate, solo il 5,5% esce dalla povertà per effetto di questi interventi. Anche le misure annunciate, come l’abolizione della Tasi o la riduzione dell’Irpef, incideranno poco o nulla su questi nuclei che per lo più sono incapienti.

Se negli ultimi mesi “è cresciuta nel dibattito politico” l’attenzione verso la lotta all’indigenza, è “merito soprattutto del Movimento Cinque Stelle”, che ha fatto “della lotta alla povertà, attraverso il reddito di cittadinanza, una propria bandiera”: è quanto afferma Caritas Italiana nel suo Rapporto 2015 sulle politiche contro la povertà in Italia, presentato oggi a Roma. Caritas auspica l’introduzione del Reddito d’Inclusione Sociale (Reis) proposto dalla ‘Alleanza contro la povertà’.

Avvenire, 15 settembre 2015

“L’attenzione verso la lotta all’indigenza è merito soprattutto del Movimento 5 Stelle, che ha fatto della lotta alla povertà, attraverso il reddito di cittadinanza, una propria di bandiera. Da Renzi solo interventi marginali”. Rapporto Caritas 2015

“Microcredito sia strumento di dignità”
Papa Francesco (11 settembre 2015)

Mi fa piacere che siamo in piena sintonia. Entrambi vogliamo mettere al centro delle politiche pubbliche la persona e non più gli affari.
L’invito che rivolgo a Papa Bergoglio, qualora fosse interessato a conoscere la rivoluzione gentile che sta compiendo il Movimento 5 Stelle, è di incontrare qualcuno dei duecento cittadini italiani che solo ad agosto hanno avviato un’azienda con i soldi dei nostri stipendi da parlamentari.
Oppure, se vuole, si rechi in Sicilia, per conoscere quei cittadini di Ragusa che stanno percependo l’assegno di cittadinanza in cambio di lavori di pubblica utilità: una forma embrionale di reddito di cittadinanza istituito dalla nostra giunta 5 stelle, che è strumento di aiuto reciproco.

Dobbiamo incontrare sempre più persone – anche il Papa – per spiegare come vogliamo cambiare il modo di fare politica in Italia, sottolineando le nostre priorità: il reddito di cittadinanza per 9 milioni di italiani che vogliono entrare nel mondo del lavoro, e gli aiuti alle piccole imprese italiane attraverso il Microcredito.
In piccolo, abbiamo già iniziato a realizzare questi due progetti, che con seri investimenti sarebbero strumenti di politiche di Governo: tagliando oltre metà degli stipendi dei nostri eletti abbiamo desinato 10 milioni di euro per la nascita di nuove aziende o nuovi progetti imprenditoriali – www.microcredito5stelle.it
Facendo pressione con i nostri consiglieri d’opposizione, abbiamo avviato piccoli redditi di cittadinanza già in tre regioni italiane.

In Italia dobbiamo far crescere prima di tutto la dignità.

Luigi Di Maio

Il #RedditoDiCittadinanza M5S approvato dall’ISTAT

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Il Reddito di Cittadinanza è la priorità dell’Italia. L’ISTAT ha certificato che il costo per realizzarlo è di 14,9 miliardi di euro, il M5S ha trovato le risorse attraverso tagli di sprechi per finanziarlo, l’Europa ce lo chiede, manca solo la volontà dei partiti di discuterlo in Parlamento e approvarlo. Il Reddito di Cittadinanza è ora in Commissione al Senato, ora chiediamo al Presidente del Senato Grasso, che in una capigruppo si impegnò con Alberto Airola a calendarizzare in aula il nostro ddl sul reddito di cittadinanza, di farlo quanto prima (come previsto dall’art. 53 comma 3 del Regolamento del Senato). Ogni giorno perso è un nuovo schiaffo in faccia ai 10 milioni di italiani sotto la soglia di povertà. Nessuno deve rimanere indietro: Reddito di Cittadinanza subito!

“Questa mattina in Commissione Lavoro al Senato, è stato ascoltato il Presidente dell’ISTAT accompagnato da diversi tecnici dell’Istituto, il quale ha presentato un rapporto, contenente uno studio economico approfondito, sulla nostra proposta di legge sul Reddito di Cittadinanza.
Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto molteplici attacchi e critiche infondate da diversi esponenti politici che affermavano per screditarci, che la nostra misura avrebbe un costo di oltre 30 miliardi. Oggi è stato l’ISTAT a confermare la validità della nostra proposta !

Secondo il rapporto ISTAT depositato in Senato, il sostegno al reddito contenuto nella nostra misura, ha un costo di 14,9 miliardi di euro, ovvero, 600 milioni di euro in meno, rispetto alla stima che era stata da noi presa come modello iniziale.

Interessante notare che anche secondo l’ISTAT la proposta di Reddito di Cittadinanza del M5S risulti la più completa tra quelle in discussione.. Questo perché non vi è dispersione di risorse a favore di chi non è in seria difficoltà economica. La spesa, infatti, è interamente destinata a 2 milioni e 759 mila famiglie (circa 10 milioni di persone) con un reddito inferiore alla linea di povertà stabilita da Eurostat che corrisponde a 780 euro.
L’ISTAT aggiunge, che il reddito di cittadinanza è una misura che “tende a costruire una rete di protezione sociale compatta, compensando eventuali insufficienze del sistema di welfare. Favorisce il contrasto alla povertà minorile e a quella dei giovani che vivono da soli“.
Grazie al risparmio di 600 milioni certificato dall’ISTAT si liberano ulteriori risorse per misure aggiuntive come: potenziamento dei Centri per l’impiego, promozione per la creazione di nuove imprese e start up innovative. Non ci sono più scuse, ora chiediamo al Presidente del Senato Pietro Grasso, che in una capigruppo si impegnò con Alberto Airola a calendarizzare in aula il nostro ddl sul Reddito di Cittadinanza, di farlo quanto prima (come previsto dall’art. 53 comma 3 del Regolamento del Senato). Pietro Grasso mantenga quindi l’impegno, rispetti il Regolamento e provveda subito
Con il Reddito di Cittadinanza nessuno rimarrà più indietro.

M5S Parlamento

IL REDDITO DI CITTADINANZA E’ NELLA COSTITUZIONE !!!

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“L’ignoranza della Presidenza del Consiglio è senza limiti
Il presidente del consiglio ha dichiarato che il Reddito di Cittadinanza è incostituzionale. Qui dimostra che nonostante abbia giurato sulla Costituzione ne ignora il contenuto.
La nostra Costituzione parla chiaro. La Repubblica italiana è fondata sul lavoro, ma obbliga lo Stato ad eliminare tutti quegli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana, ovvero, la cosiddetta uguaglianza sostanziale che impone allo Stato di dare aiuti economici, per le famiglie bisognose (Art.3).

Inoltre, la Costituzione garantisce, altresì, il diritto ai lavoratori di avere i mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di perdita del lavoro (Art.38).
Principi fondamentali questi, inclusi nella nostra misura sul Reddito di cittadinanza che, però, allo stesso tempo è finalizzata anche a garantire il diritto al lavoro e alla formazione.
Un reddito di cittadinanza che ci chiede l’Europa e che esiste in tutti i Paesi civili tranne che in Grecia ed in Italia.
Il governo per vincere le elezioni europee, ha trovato subito 10 miliardi di euro per finanziare gli 80 euro. Mentre ora abbandona gli oltre 10 milioni di cittadini tra cui giovani disoccupati, famiglie in difficoltà, pensionati e soprattutto un milione e mezzo di bambini che rischiano di morire di fame.
Un governo che pensa solo a garantire gli interessi delle lobby, che mantiene invariati tutti i privilegi della casta, dalle indennità dei parlamentari ai vitalizi. E che con il suo Pd ha preferito piuttosto garantire un reddito ai corrotti, come si evince da Mafia Capitale.”

M5S Parlamento