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Il mago #PolettiOtelma fa sparire i disoccupati

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La disoccupazione non accenna a diminuire, dieci milioni di italiani sono poveri e sono in aumento, la situazione economica peggiora di giorno in giorno e gli italiani lo vivono sulla propria pelle nonostante le balle del governo rilanciate dai giornali continuino a dire il contrario. Il Jobs act non ha avuto alcun effetto se non quello di togliere diritti ai lavoratori aprendo le porte ai licenziamenti di massa anche per gli statali. La soluzione da mago da quattro soldi è quella di far sparire i disoccupati dalle statistiche. Una circolare del ministro PolettiOtelma ha stabilito che da ora in poi è sufficiente una autocertificazione per dichiarare il proprio stato di inoccupato, senza più l’obbligo di iscrizione ai centri per l’impiego. Ciò comporta la falsificazione delle statistiche sulla disoccupazione. L’Istat infatti usa i dati sui disoccupati forniti proprio dai Centri per l’Impiego: se non è più obbligatorio iscriversi per ottenere lo status di disoccupato, tali dati rispecchieranno il calo degli iscritti ai centri dell’impiego, e non quello dei disoccupati.
PolettiOtelma: il ministro col trucco.

FILOTTO5STELLE – E QUESTO E’ SOLO L’INIZIO…

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Il M5S si è presentato in cinque ballottaggi comunali. Gela (Sicilia), Augusta (Sicilia), Venaria (Piemonte), Quarto (Campania) e Porto Torres (Sardegna). Abbiamo vinto in tutte le città: un filotto a 5 Stelle.
Queste le percentuali e i nomi dei sindaci neoeletti a cui vanno gli auguri per un buon lavoro:
Sean Christian Wheeler 72,74% è il nuovo sindaco di Porto Torres in Sardegna.
Rosa Capuozzo 70,79% è il nuovo sindaco di Quarto in Campania.
Roberto Falcone 72% è il nuovo sindaco di Venaria Reale in Piemonte.
Domenico Messinese 65% è il nuovo sindaco di Gela in Sicilia.
Cettina Di Pietro 78% è il nuovo sindaco di Augusta in Sicilia.

5 ballottaggi, 5 vittorie per i cittadini. Il Movimento 5 Stelle ha appena conquistato Augusta e Gela in Sicilia.
Ironia della sorte, Rosario Crocetta, Governatore della Sicilia e cittadino di Gela, ha un nuovo sindaco, Domenico Messinese del Movimento 5 Stelle.
E questo è solo l’inizio.

Chi vota per il Movimento alle comunali pensa al Sindaco di Ragusa che tagliandosi gli stipendi non fa pagare i mezzi pubblici agli studenti pendolari. O al nostro Sindaco di Pomezia che è passato da 200 milioni di euro di debiti a 7 milioni di euro di attivo. Oppure al nostro Sindaco di Mira che farà pagare la tassa dell’immondizia in base a quanta ne producono le famiglie, non più in base alla grandezza dell’abitazione.
Chi ci vota pensa al fatto che nei comuni M5S Equitalia è stata cacciata via. E i lavori pubblici li affidiamo ai disoccupati della nostra città, non più alle solite cooperative di fuori regione. Pensa al fatto che ad Assemini non si paga più la Tasi tagliando gli sprechi.
CHI VOTA MOVIMENTO 5 STELLE, pensa a cosa abbiamo fatto dove già governiamo, per realizzarlo anche nella propria città.

CHI VOTA PD invece, pensa ad amministratori come Ignazio Marino o Rosario Crocetta e poi si astiene.

I risultati dei ballottaggi parlano chiaro:

1) Il Pd perde e anche tanto, la sconfitta in città importanti come Venezia, Matera, Chieti sono un segnale a Renzi da parte dei cittadini italiani. Da rottamatori a rottamati. Che fine…

2) Dove siamo andati al ballottaggio, il Movimento 5 Stelle ha asfaltato i suoi concorrenti con una media del 70%.
Questo conferma le enormi possibilità che abbiamo di governare il Paese accendendo al ballottaggio nazionale.
La legge elettorale comunale ci è avversa: prevedendo ammucchiate di 10 liste per ogni candidato sindaco, per noi diventa un’impresa storica superare il primo turno con una sola lista. Ma quando ci riusciamo, al secondo turno il voto libero (senza i soliti portatori di voti) ci premia. Non vogliamo fare anche noi ammucchiate, perché se vinci devi poter governare liberamente. Senza capibastone che ti tirano per la giacchetta.
A livello nazionale però correremo tutti con un’unica lista. Quindi per le prossime elezioni o cambiano la legge o a Palazzo Chigi è meglio che preparino le valigie.

3) Da ieri sera abbiamo nuovi sindaci M5S in Sardegna a Porto Torres – nel cui territorio c’è anche la splendida oasi dell’Asinara da valorizzare.
A Quarto – comune in provincia di Napoli sciolto per camorra decine di volte, ora finalmente baluardo di onestà e a Venaria dove abbiamo ottenuto il primo Sindaco del Piemonte.
Aspettiamo la Sicilia stasera dove andiamo al ballottaggio ad Augusta e Gela, città di Rosario Crocetta (Governatore della Sicilia – ancora per poco).

Le persone vogliono vederci governare. Il nostro 70% di Porto Torres che ha steso il Pd, lo dimostra.
E noi siamo pronti.

Luigi Di Maio

CARO RUSCIGNO, TU CON CHI STAI ?

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Italicum, la deputata pd non vota la fiducia e poi scoppia in lacrime

Marilena Fabbri: questa frattura è difficile da spiegare alla gente e in un periodo particolare con la festa della Liberazione, le celebrazioni della Resistenza, Marzabotto

BOLOGNA «Ora non vorrei passare per la deputata che piange ma per me è stato difficile non votare la fiducia». Marilena Fabbri lascia Montecitorio con il volto ancora segnato dalle lacrime. Una passione per la politica che l’ha portata ad iscriversi giovanissima al Pci fino a ricoprire con il Pd l’incarico di sindaco di Sasso Marconi nella «rossa» Emilia-Romagna e poi a sedere tra i banchi della Camera. «È stato difficilissimo – aggiunge – Io sono per il gioco di squadra perché non si sta qui a titolo personale. Ho avvertito tutto il peso della difficoltà di spiegare quello che penso che all’esterno può essere letto diversamente».LA SPIEGAZIONE – «Mi riferisco al territorio. Io sono bolognese. Questa frattura è difficile da spiegare alla gente e arriva tra l’altro in un periodo particolare: la festa della Liberazione, le celebrazioni della Resistenza, Marzabotto… Sul territorio lo sento l’elettorato che chiede di difendere le istituzioni di mettere fine a questi atti di arroganza, atti violenti. Le istituzioni e la sua ritualità hanno un valore che poi rimane nel tempo. Aver deciso di mettere la fiducia senza alcuna necessità quando l’unico precedente è quello degli anni ‘50 in un contesto, però, nel quale la fiducia aveva un senso, è per me un atto violento». La Fabbri prova rabbia: «Cosa sarebbe cambiato nello stare in Aula ad ascoltare la discussione sugli emendamenti? Poi il Parlamento avrebbe deciso – spiega – Avrei voluto vedere il coraggio del governo e del mio partito di affrontare il dibattito parlamentare. Invece, non è stato così. Ma ci sono delle regole, anche non scritte, che vanno rispettate. C’è l’opportunità politica di fare delle scelte». «Ora cosa accadrà? Mi auguro che non si continui così e non siano già partiti i tweet di denigrazione: «ho vinto io» oppure «li abbiamo battuti». È evidente che c’è stato uno strappo nel partito. E che può essere risolto all’interno di un rapporto di forza o con la politica. La minoranza ha tanti difetti ma questa sfida del governo è un errore. Riconosco a Renzi tanti pregi: voglia di cambiamento, caparbietà, questa fiducia che cerca di trasmettere. Ma ora rischia di inficiare i risultati con l’arroganza. Sembra che ogni cambiamento lo faccia non a favore del sistema ma contro qualcuno: contro i pubblici dipendenti, contro i sindacati. Ma quelle sono le persone che ci hanno mandato qui». Corriere della Sera – edizione di Bologna, 29 aprile 2015

#labuonascuola….

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Anche stavolta la classe non era vuota. C’erano bambini di 7 anni. Due dei quali “colpiti violentemente alla testa”.
È successo in una scuola elementare di ‪#‎Ostuni‬, si sono staccati 5 metri quadrati di intonaco di solaio.

E se ci fosse stato mio figlio? Non voglio chiedermelo, perché i bambini sono tutti uguali. E la rabbia che provo è esattamente la stessa.

La maestra, catapultandosi per soccorrere i bambini, si è ferita a sua volta alla testa e al setto nasale. Sono anche io un insegnante e so che quella donna ora è dispiaciuta non per le sue ferite, ma per non aver potuto fare nulla per proteggere i suoi alunni.

La scuola è stata inaugurata quest’anno. Le ‪#‎scuoleBelle‬, come le chiama il mentitore seriale al Governo, sono in realtà sepolcri imbiancati.

Crolla tutto, ma le tasse aumentano. I miliardi per le inutili grandi opere ci sono, mentre per la più urgente opera di cui ha bisogno questo Paese, l’edilizia scolastica, i soldi vengono annunciati e poi tagliati.

Solo con persone oneste e competenti al Governo potremo tornare a mandare i nostri figli a scuola, senza la preoccupazione di doverli poi andare a riprendere all’ospedale.

Nicola Morra

LUPI FUORI, GLI ALTRI DENTRO. PERCHE’?

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“Le dimissioni si danno per una motivazione politica o morale, non per un avviso di garanzia”. Così parlò il premier Matteo Renzi, il giorno dopo le dimissioni di Maurizio Lupi, per tredici mesi ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti appunto con Renzi. Lupi non era indagato ma certo il quadro uscito dalle telefonate agli atti dell’inchiesta che coinvolge l’ex boiardo di Stato Ercole Incalza non lo copre di gloria. Visto che Renzi ha accettato le sue dimissioni, si può presumere che esse siano dovute a una “motivazione politica e morale”.

Qualcuno però obietta: e gli altri? Quelli che sono indagati? Nell’attuale Governo ci sono sei sottosegretari (o vice-ministri che dir si voglia)  che hanno ricevuto un avviso di garanzia. Cinque sono del Pd:  Francesca Barracciu (ministero dei Beni Culturali, indagata per peculato insieme con una sessantina di consiglieri ed ex consiglieri della Regione Sardegna); Umberto Del Basso De Caro (ministero delle Infrastrutture, indagato per certi rimborsi non rendicontati alla Regione Campania ma con procedimento in archiviazione); Davide Faraone (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, anche per lui una questione di rimborsi); Vito De Filippo (ministero della Salute, anche lui alla prese con una questione di spese e rimborsi quand’era presidente della Regione Basilicata); Filippo Bubbico (ministero dell’Interno, indagato per abuso d’ufficio in seguito a una delibera del 2006, quand’era presidente del Consiglio regionale della Basilicata). Il sesto è Giuseppe Castiglione del Nuovo Centro Destra, sottosegretario all’Agricoltura:  per lui l’accusa sarebbe di abuso d’ufficio e turbativa d’asta, all’epoca in cui era presidente della provincia di Catania.

Il premier Renzi ha anche aggiunto che “le condanne si fanno nei tribunali e non sui giornali”. Vero. Però Lupi è stato “condannato” sui giornali e dall’opinione pubblica mentre di lui i magistrati proprio non si interessavano. E poi, per restare agli indagati e alla “motivazione politica e morale”, c’è comunque una certa differenza (anche politica, anche morale) tra ricevere un avviso di garanzia per qualche migliaio di euro di francobolli e riceverlo per un appalto da cento milioni relativo a un centro di accoglienza per immigrati.

Per non dire di quanto accade all’estero, dove basta molto meno di un avviso di garanzia per dire addio alla politica. Per fare un esempio: i tedeschi saranno un po’ rigidi ma nel 2011 il ministro della Difesa Karl Theodor zu Guttenberg, considerato l’enfant prodige della politica germanica, si dovette dimettere perché era saltato fuori che, anni e anni prima, aveva copiato parte della tesi di laurea. Nei Paesi anglosassoni il principio è chiaro: te ne devi andare perché hai mentito. Poco o tanto, hai raccontato bugie e gli elettori-cittadini non possono più fidarsi di te.

Un criterio di giudizio drastico e forse anche ingiusto. Magari Zu Guttenberg sarebbe diventato un grande statista e avrebbe fatto del bene alla Germania nonostante quel suo peccato di gioventù. E’ però un criterio molto più chiaro, lineare e semplice da applicare delle sottili e mutevoli distinzioni italiche tra morale, politica, intercettazioni e tribunali.

Fulvio Scaglione, Famiglia Cristiana, 22 marzo 2015