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#SalviniSenzaProfughi non ci sa stare: vota per tenerli in Italia

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Salvini a Bruxelles vota contro la redistribuzione dei profughi in Europa, li vuole tutti in Italia altrimenti finirebbe gli argomenti di cui parlare in televisione. Gli italiani hanno bisogno di soluzioni, come quella votata dal M5S ieri in Parlamento dal M5S che prevede la redistribuzione di 40.000 profughi, attualmente in Italia, negli altri Paesi d’Europa. Adesso è necessario cambiare al più presto il Regolamento di Dublino come proposto da un anno dal M5S e solo recemente dal governo. #SalviniSenzaProfughi tornerebbe a prendersela con i meridionali. Proponi la tua nei commenti e su Twitter con #SalviniSenzaProfughi: la Lega ti frega.

Quarantamila profughi lasceranno presto l’Italia per essere accolti da tutti gli altri Paesi europei. Nelle ultime settimane il Parlamento europeo ha votato a maggioranza due provvedimenti che impegnano gli Stati europei ad accogliere in totale 160 mila rifugiati: Italia, Grecia e Ungheria vedranno alleggerita la pressione sui loro confini a causa dell’ondata migratoria eccezionale. E’ un primo passo che l’Europa compie verso una redistribuzione obbligatoria e permanente delle quote dei richiedenti asilo, così come chiesto più volte dal Movimento 5 Stelle in Europa.

In aula Matteo Salvini e gli europarlamentari della Lega Nord hanno votato contro la redistribuzione di 40.000 profughi in Europa. Evidentemente preferiscono tenere tutti i profughi in Italia, altrimenti Salvini non avrebbe più argomenti di cui parlare nelle trasmissioni televisive. Non è la prima volta che la Lega vota pensando ai propri interessi di bottega. Lo ha fatto per tenersi i soldi pubblici (vedi la proposta di legge Boccadutri sul finanziamento pubblico ai partiti) e quando ha ritirato gli emendamenti sulla vergognosa riforma del Senatoper salvare Calderoli da un processo per diffamazione (vedi le offese alla Kyenge). Anche oggi è chiaro che, a differenza della Lega, il MoVimento 5 Stelle vota coerentemente con quanto dichiara e afferma in pubblico. Fa quello che dice.
Salvini ha giustificato il suo voto dicendo che l’Europa non si occupa di clandestini. Ovvio che non lo fa: le modalità relative alle espulsioni con accompagnamento alla frontiera sono di competenza degli Stati nazionali, tant’è che più volte sia la Merkel che Hollande hanno rimproverato al nostro governo di non fare abbastanza nell’identificare gli immigrati. Forse Salvini non se ne sarà accorto, ma ieri al Parlamento europeo non si votava sui clandestini ma sul ricollocamento dei rifugiati, quei profughi che scappano dalle guerre e hanno diritto all’accoglienza, così come recitano tutti i Trattati internazionali. Gli irregolari vanno espulsi e non ricollocati in altri Paesi, così come prevede la normativa nazionale, o almeno così dovrebbe essere secondo l’attuale normativa sull’immigrazione che porta il nome Bossi-Fini.
Adesso aspettiamo che l’Europa prenda in considerazione il superamento del regolamento di Dublino, firmato dal governo Lega-Berlusconi, che prevede che il profugo rimanga nel Paese dove viene fatto il primo riconoscimento. I Paesi che si rifiutano di accogliere i profughi da Italia, Grecia e Ungheria devono essere sanzionati con procedure di infrazione e multe, così come recita l’articolo 80 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea.
Al Consiglio europeo del prossimo 23 settembre, il governo italiano deve fermare Francia e Gran Bretagna pronte a sganciare bombe sulla Siria. L’Europa, Italia in testa, non può esportare armi e importare i profughi. Questa politica estera e di difesa che ha causato l’immigrazione selvaggia e disperata ha fallito.
Accettando, invece, la ricollocazione di 160 mila migranti, seppure con numeri ancora non sufficienti, ieri l’Europa è ritornata a chiamarsi Unione. Grazie al MoVimento 5 Stelle, non certo a Salvini.”

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POTERE AL POPOLO, NON ALLA TROIKA !!

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“Spingere la situazione fino a questo punto è stato un atto di mostruosa follia da parte dei Governi Creditori e delle Istituzioni
Fino ad ora ogni avvertimento sull’imminente collasso dell’euro si è rivelato eccessivo. I Governi, qualsiasi cosa abbiano detto durante le elezioni, hanno ceduto alle richieste della Troika, mentre la BCE teneva calmi i mercati.
Questo processo è riuscito a tenere insieme la moneta unica, ma ha anche perpetuato un’austerità profondamente distruttiva – non lasciate che un paio di trimestri di modestissima crescita, in alcuni dei paesi debitori, vadano ad oscurare l’immenso costo costituito da cinque anni di disoccupazione di massa.
In senso politico, i grandi perdenti di questo processo sono stati i partiti di centro-sinistra, la cui acquiescenza alla dura austerità – e quindi l’abbandono di quella che, presumibilmente, sarebbe dovuta essere la loro missione – ha fatto loro molti più danni di quanto politiche analoghe abbiano potuto fare ai partiti del centro-destra.

Mi sembra che la Troika – penso che sia ora di smetterla con la pretesa che tutto sia cambiato, e che si debba tornare al vecchio nome [palese il riferimento al nuovo nome che si è preteso di darle] – si aspettasse, o quanto meno sperasse, che la storia con la Grecia sarebbe stata una ripetizione di quella solita. E che anche Tsipras avrebbe finito con il fare la solita cosa: abbandono di gran parte della coalizione e alleanza con il centro-destra, per evitare che il Governo di Syriza potesse cadere. E tutto questo potrebbe ancora verificarsi.
Ma in questo momento Tsipras non sembra disposto a cadere sulla propria spada [a suicidarsi]. Al contrario, messo davanti ad un ultimatum della Troika, ha programmato un referendum per decidere se accettare o meno. Tutto questo sta portando a molti dibattiti sulla sua correttezza e a molte dichiarazioni in cui si afferma che egli sia un irresponsabile. Ma, al contrario, egli sta facendo la cosa giusta, e questo per due motivi.
In primo luogo, se vince il referendum, il Governo greco avrebbe il potere di una forte legittimazione democratica, che ha ancora parecchia importanza in Europa, a mio avviso.
In secondo luogo, fino ad ora Syriza si è trovata in una posizione politicamente molto scomoda. Gli elettori, seppur furiosi per le sempre maggiori richieste di austerità, non vogliono al contempo lasciare l’euro. E’ sempre stato molto difficile capire com’è che questi due desideri possano essere conciliati, ma ora lo è ancora di più.
Il referendum, in effetti, servirà per chiedere agli elettori di scegliere la loro priorità e per dare a Tsipras il mandato per “fare quello che deve”, se la troika dovesse spingere fino in fondo.
Nel caso me lo chiedeste, ritengo che spingere la situazione fino a questo punto sia stato un atto di mostruosa follia da parte dei Governi Creditori e delle Istituzioni. Ma l’hanno fatto, e non posso biasimare in alcun modo Tsipras per essersi rimesso alla volontà degli elettori, invece di decidere sulla loro testa.”

Paul Krugman (Premio Nobel per l’economia 2008)

LUPI FUORI, GLI ALTRI DENTRO. PERCHE’?

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“Le dimissioni si danno per una motivazione politica o morale, non per un avviso di garanzia”. Così parlò il premier Matteo Renzi, il giorno dopo le dimissioni di Maurizio Lupi, per tredici mesi ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti appunto con Renzi. Lupi non era indagato ma certo il quadro uscito dalle telefonate agli atti dell’inchiesta che coinvolge l’ex boiardo di Stato Ercole Incalza non lo copre di gloria. Visto che Renzi ha accettato le sue dimissioni, si può presumere che esse siano dovute a una “motivazione politica e morale”.

Qualcuno però obietta: e gli altri? Quelli che sono indagati? Nell’attuale Governo ci sono sei sottosegretari (o vice-ministri che dir si voglia)  che hanno ricevuto un avviso di garanzia. Cinque sono del Pd:  Francesca Barracciu (ministero dei Beni Culturali, indagata per peculato insieme con una sessantina di consiglieri ed ex consiglieri della Regione Sardegna); Umberto Del Basso De Caro (ministero delle Infrastrutture, indagato per certi rimborsi non rendicontati alla Regione Campania ma con procedimento in archiviazione); Davide Faraone (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, anche per lui una questione di rimborsi); Vito De Filippo (ministero della Salute, anche lui alla prese con una questione di spese e rimborsi quand’era presidente della Regione Basilicata); Filippo Bubbico (ministero dell’Interno, indagato per abuso d’ufficio in seguito a una delibera del 2006, quand’era presidente del Consiglio regionale della Basilicata). Il sesto è Giuseppe Castiglione del Nuovo Centro Destra, sottosegretario all’Agricoltura:  per lui l’accusa sarebbe di abuso d’ufficio e turbativa d’asta, all’epoca in cui era presidente della provincia di Catania.

Il premier Renzi ha anche aggiunto che “le condanne si fanno nei tribunali e non sui giornali”. Vero. Però Lupi è stato “condannato” sui giornali e dall’opinione pubblica mentre di lui i magistrati proprio non si interessavano. E poi, per restare agli indagati e alla “motivazione politica e morale”, c’è comunque una certa differenza (anche politica, anche morale) tra ricevere un avviso di garanzia per qualche migliaio di euro di francobolli e riceverlo per un appalto da cento milioni relativo a un centro di accoglienza per immigrati.

Per non dire di quanto accade all’estero, dove basta molto meno di un avviso di garanzia per dire addio alla politica. Per fare un esempio: i tedeschi saranno un po’ rigidi ma nel 2011 il ministro della Difesa Karl Theodor zu Guttenberg, considerato l’enfant prodige della politica germanica, si dovette dimettere perché era saltato fuori che, anni e anni prima, aveva copiato parte della tesi di laurea. Nei Paesi anglosassoni il principio è chiaro: te ne devi andare perché hai mentito. Poco o tanto, hai raccontato bugie e gli elettori-cittadini non possono più fidarsi di te.

Un criterio di giudizio drastico e forse anche ingiusto. Magari Zu Guttenberg sarebbe diventato un grande statista e avrebbe fatto del bene alla Germania nonostante quel suo peccato di gioventù. E’ però un criterio molto più chiaro, lineare e semplice da applicare delle sottili e mutevoli distinzioni italiche tra morale, politica, intercettazioni e tribunali.

Fulvio Scaglione, Famiglia Cristiana, 22 marzo 2015

LA MORTE DELLE BANCHE POPOLARI

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“Con un blitz senza precedenti, Renzi si appresta a svendere le casseforti del risparmio italiano all’alta finanza. Il Governo prende di mira le banche popolari, che verranno addirittura cancellate per decreto e gettate in pasto ai grandi gruppi internazionali. Si tratta di istituti radicati sul territorio, fondati sul pluralismo della proprietà, che rappresentano l’unica fonte di credito per famiglie e imprese. Invece di imporre alle grandi banche di restituire all’economia reale i miliardi di euro ricevuti in regalo dalla Bce, il premier succube dei poteri forti vuole imporre il modello Spa per tutti gli istituti di credito. Verrà abolito il sistema di governance fondato su un voto a testa, il tetto massimo di azioni e il numero minimo di soci. Ciò significa che le piccole banche potranno essere cannibalizzare dai grandi oligarchi della finanza internazionale. Solo pochi mesi fa, le banche popolari e di credito cooperativo sono finte sotto la vigilanza europea: ed ecco i risultati. La Bce ha ordinato di spianare la strada alla speculazione finanziaria e Renzi esegue fedelmente. I danni per l’economia saranno devastanti, la stretta creditizia aumenterà esponenzialmente atrofizzando completamente il tessuto sociale e produttivo del Paese. Il premier sta eliminando tutte le tutele di legge che ci proteggono dalla colonizzazione dei poteri forti, cedendo completamente la sovranità nazionale agli euroburocrati senza legittimazione. Faremo di tutto per fermare quest’ennesima porcata, riempiremo le piazze al grido di onestà!”

Riccardo Fraccaro

DOMENICA 8 FEBBRAIO ALLE ORE 15 ALESSANDRO DI BATTISTA SARA’ AL BANCHETTO RACCOLTA FIRME DI BOLOGNA

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Se la stampa dedicasse la stessa attenzione che dedica ai fuoriusciti M5S anche ai “fuoriusciti” del PD o di FI, quelli che “fuoriescono” dalle Istituzioni per andare in carcere, questo Paese sarebbe molto diverso.

Oggi ne hanno arrestato un altro. Il sindaco di Gioia del Colle (area PD) è stato arrestato per una mazzetta di 100.000 euro sulle case popolari. La settimana scorsa è finito in manette Giuseppe Pagliani, FI, consigliere comunale e provinciale di Reggio Emilia. Motivo? ‘Ndrangheta!

Leggendo i giornali pare che ogni problema in Italia sia colpa nostra, strano che arrestino sempre gli altri.

Un paese sano si costruisce sulle basi della legalità e dell’onestà. E’ scoppiato lo scandalo ‘ndrangheta in Emilia-Romagna. Per questo sabato e domenica saremo a Modena, Reggio Emilia e Bologna. Venite a darci una mano. Non possiamo lasciare l’Italia alle cosche!

Alessandro Di Battista

“La magistratura ha aperto un altro filone di indagini per turbativa d’asta negli appalti per EXPO: è la miglior passerella per Renzi, Lupi e Sala che saranno a Milano sabato per “Expo per le Idee“. Avevamo anticipato ampiamente che la manifestazione si sarebbe nutrita di corruzione, tangenti, denaro pubblico mal speso e malaffare. Il sostegno acritico all’esposizione universale di questa classe politica è stato unanime, si meritano un applauso. Concordiamo con le parole di Raffaele Cantone, sui commissari che valutano gli appalti: “Bisogna fare una valutazione a monte, creare degli albi con controlli sui soggetti sennò finiamo con il mettere i pedofili negli asili“. Più volte abbiamo sottolineato la stranezza della presenza di persone indagate all’interno delle commissioni valutatrici (come ad esempio il signor Bellomo della Commissione nazionale Via che ha espresso parere favorevole alla realizzazione di autostrade lombarde), denunciandola nelle sedi opportune. Come al solito se ne sono accorti troppo tardi. Expo sarà la vetrina dell’eccellenza politica italiana: corruzione, infiltrazioni mafiose e sperpero di risorse pubbliche. I cittadini italiani non meritano questo danno e purtroppo pagheranno di tasca loro questa grande prova di eccellenza voluta, progettata e perpetrata da questa classe politica.”

I portavoce del MoVimento 5 Stelle della Lombardia