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#BalleDiNatale

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Segnala le balle di Natale del governo con l’hashtag #balledinatale su Twitter

“Le balle del Governo Renzi che parla di una crescita del 1.6% per il 2016: “In 2016 Pil a +1,6% ma ancora non basta“.

Trading Economics prevede una crescita annua del Pil Italiano per il 2016 dello 0.8% e per il 2015 dello 0.7%! Altro che 1.6% che sbandiera Renzi! Pallonaro buffone! Smettila con l’anticipazione di notizie false per salvarti la poltrona basta con spot propagandistici di regime!” John Buatti

IL CONFLITTO DI INTERESSI E IL PD…

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Boschi se fosse Cancellieri si sarebbe dimessa, Boschi se fosse Boschi “vedremo chi ha i voti in Aula per la sfiducia“. All’epoca della mozione di sfiducia del M5S contro la ministra Cancellieri per un favore alla famiglia Ligresti, la Boschi (all’epoca semplice parlamentare) disse che se fosse stata al suo posto si sarebbe dimessa, se invece i favori restano in famiglia con un conflitto di interessi palese non si dimette. Son tutti dimissionari con le poltrone degli altri. Di seguito un estratto del discorso della Boschi sul caso Cancellieri. Trova le differenze:
Questa è una vicenda che mi lascia un senso di tristezza addosso. Perchè non è tanto se ci debbano essere o meno le dimissioni del ministro Cancellieri, se viene meno la fiducia nei confronti del governo. Il punto vero è che è in gioco la fiducia nel confronto delle Istituzioni. Il ministro Cancellieri può decidere di dimettersi, il presidente Letta può chiedere le dimissioni come ha fatto in passato in altre occasioni. al suo posto lo avrei fatto: mi sarei dimessa.

Perchè c’è un punto grave in tutta questa faccenda. Il punto grave è che ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui la legge non è uguale per tutti, ma ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici. Credo che non dobbiamo più dare la sensazione di un Paese in cui la giustizia funziona per chi ha i santi in Paradiso. Abbiamo perso un’altra occasione davanti ai cittadini.”
#IoSeFossiBoschi prima di parlare ci avrei pensato. Se fossi Boschi cosa faresti? Manda il tuo messaggio alla Boschi con #IoSeFossiBoschi.

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#‎SfiduciamoLaBoschi‬ Il conflitto d’interessi è un concetto chiaro: se sei un pensionato, un imprenditore o un operaio senza santi in paradiso, non ti rimborsano l’indicizzazione della pensione, non ti aboliscono Equitalia e ti fanno pure il Jobs Act per licenziarti meglio.

Se invece Banca Etruria è la banca di Mariaelena Boschi e Matteo Renzi, allora in 25 minuti fanno un decreto per salvarla, e chi se ne frega se fanno saltare i risparmi di 12.500 cittadini italiani per un ammontare di 471 milioni di euro di risparmi (dati aggiornati Banca d’Italia).

In Banca Etruria Mariaelena Boschi era azionista, il padre era Vice Presidente, il fratello manager, la cognata dipendente e l’ex-Presidente dell’istituto è anche in società con i genitori di Renzi. Se non è conflitto d’interessi questo, ditemi cosa lo è!

Non è un caso che i genitori del Premier e della Ministra si siano rifiutati di dichiarare questi legami nella dichiarazione che dovevano presentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Tornassero a casa, dalle loro famiglie. ‪#‎aCasa‬

Luigi Di Maio

POTERE AL POPOLO, NON ALLA TROIKA !!

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“Spingere la situazione fino a questo punto è stato un atto di mostruosa follia da parte dei Governi Creditori e delle Istituzioni
Fino ad ora ogni avvertimento sull’imminente collasso dell’euro si è rivelato eccessivo. I Governi, qualsiasi cosa abbiano detto durante le elezioni, hanno ceduto alle richieste della Troika, mentre la BCE teneva calmi i mercati.
Questo processo è riuscito a tenere insieme la moneta unica, ma ha anche perpetuato un’austerità profondamente distruttiva – non lasciate che un paio di trimestri di modestissima crescita, in alcuni dei paesi debitori, vadano ad oscurare l’immenso costo costituito da cinque anni di disoccupazione di massa.
In senso politico, i grandi perdenti di questo processo sono stati i partiti di centro-sinistra, la cui acquiescenza alla dura austerità – e quindi l’abbandono di quella che, presumibilmente, sarebbe dovuta essere la loro missione – ha fatto loro molti più danni di quanto politiche analoghe abbiano potuto fare ai partiti del centro-destra.

Mi sembra che la Troika – penso che sia ora di smetterla con la pretesa che tutto sia cambiato, e che si debba tornare al vecchio nome [palese il riferimento al nuovo nome che si è preteso di darle] – si aspettasse, o quanto meno sperasse, che la storia con la Grecia sarebbe stata una ripetizione di quella solita. E che anche Tsipras avrebbe finito con il fare la solita cosa: abbandono di gran parte della coalizione e alleanza con il centro-destra, per evitare che il Governo di Syriza potesse cadere. E tutto questo potrebbe ancora verificarsi.
Ma in questo momento Tsipras non sembra disposto a cadere sulla propria spada [a suicidarsi]. Al contrario, messo davanti ad un ultimatum della Troika, ha programmato un referendum per decidere se accettare o meno. Tutto questo sta portando a molti dibattiti sulla sua correttezza e a molte dichiarazioni in cui si afferma che egli sia un irresponsabile. Ma, al contrario, egli sta facendo la cosa giusta, e questo per due motivi.
In primo luogo, se vince il referendum, il Governo greco avrebbe il potere di una forte legittimazione democratica, che ha ancora parecchia importanza in Europa, a mio avviso.
In secondo luogo, fino ad ora Syriza si è trovata in una posizione politicamente molto scomoda. Gli elettori, seppur furiosi per le sempre maggiori richieste di austerità, non vogliono al contempo lasciare l’euro. E’ sempre stato molto difficile capire com’è che questi due desideri possano essere conciliati, ma ora lo è ancora di più.
Il referendum, in effetti, servirà per chiedere agli elettori di scegliere la loro priorità e per dare a Tsipras il mandato per “fare quello che deve”, se la troika dovesse spingere fino in fondo.
Nel caso me lo chiedeste, ritengo che spingere la situazione fino a questo punto sia stato un atto di mostruosa follia da parte dei Governi Creditori e delle Istituzioni. Ma l’hanno fatto, e non posso biasimare in alcun modo Tsipras per essersi rimesso alla volontà degli elettori, invece di decidere sulla loro testa.”

Paul Krugman (Premio Nobel per l’economia 2008)

Il #RedditoDiCittadinanza M5S approvato dall’ISTAT

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Il Reddito di Cittadinanza è la priorità dell’Italia. L’ISTAT ha certificato che il costo per realizzarlo è di 14,9 miliardi di euro, il M5S ha trovato le risorse attraverso tagli di sprechi per finanziarlo, l’Europa ce lo chiede, manca solo la volontà dei partiti di discuterlo in Parlamento e approvarlo. Il Reddito di Cittadinanza è ora in Commissione al Senato, ora chiediamo al Presidente del Senato Grasso, che in una capigruppo si impegnò con Alberto Airola a calendarizzare in aula il nostro ddl sul reddito di cittadinanza, di farlo quanto prima (come previsto dall’art. 53 comma 3 del Regolamento del Senato). Ogni giorno perso è un nuovo schiaffo in faccia ai 10 milioni di italiani sotto la soglia di povertà. Nessuno deve rimanere indietro: Reddito di Cittadinanza subito!

“Questa mattina in Commissione Lavoro al Senato, è stato ascoltato il Presidente dell’ISTAT accompagnato da diversi tecnici dell’Istituto, il quale ha presentato un rapporto, contenente uno studio economico approfondito, sulla nostra proposta di legge sul Reddito di Cittadinanza.
Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto molteplici attacchi e critiche infondate da diversi esponenti politici che affermavano per screditarci, che la nostra misura avrebbe un costo di oltre 30 miliardi. Oggi è stato l’ISTAT a confermare la validità della nostra proposta !

Secondo il rapporto ISTAT depositato in Senato, il sostegno al reddito contenuto nella nostra misura, ha un costo di 14,9 miliardi di euro, ovvero, 600 milioni di euro in meno, rispetto alla stima che era stata da noi presa come modello iniziale.

Interessante notare che anche secondo l’ISTAT la proposta di Reddito di Cittadinanza del M5S risulti la più completa tra quelle in discussione.. Questo perché non vi è dispersione di risorse a favore di chi non è in seria difficoltà economica. La spesa, infatti, è interamente destinata a 2 milioni e 759 mila famiglie (circa 10 milioni di persone) con un reddito inferiore alla linea di povertà stabilita da Eurostat che corrisponde a 780 euro.
L’ISTAT aggiunge, che il reddito di cittadinanza è una misura che “tende a costruire una rete di protezione sociale compatta, compensando eventuali insufficienze del sistema di welfare. Favorisce il contrasto alla povertà minorile e a quella dei giovani che vivono da soli“.
Grazie al risparmio di 600 milioni certificato dall’ISTAT si liberano ulteriori risorse per misure aggiuntive come: potenziamento dei Centri per l’impiego, promozione per la creazione di nuove imprese e start up innovative. Non ci sono più scuse, ora chiediamo al Presidente del Senato Pietro Grasso, che in una capigruppo si impegnò con Alberto Airola a calendarizzare in aula il nostro ddl sul Reddito di Cittadinanza, di farlo quanto prima (come previsto dall’art. 53 comma 3 del Regolamento del Senato). Pietro Grasso mantenga quindi l’impegno, rispetti il Regolamento e provveda subito
Con il Reddito di Cittadinanza nessuno rimarrà più indietro.

M5S Parlamento