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I 71 milioni di motivi per cui #MiFidoDelM5S

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E’ in atto un vergognoso e disperato tentativo da parte del Pd e di mass media compiacenti di distorcere la realtà dei fatti. La verità è una sola e 71 milioni di motivi per dire “#MiFidoDelM5S“.

42,7 MILIONI di finanziamento pubblico nazionale al quale il M5S ha rinunciato sin dall’inizio della legislatura, pur potendo munirsi di requisiti sia formali che sostanziali per beneficiarne.

4 MILIONI di rimborsi elettorali regionali a cui le liste regionali M5S hanno rinunciato dal 2010. Piemonte ed Emilia-Romagna tra il 2010 ed il 2014 hanno rinunciato a 1,5 milioni circa di euro di rimborsi elettorali. A questi vanno aggiunti dal 2013 2.443.832 euro tra Sicilia, Lombardia, Lazio, Molise, Friuli-Venezia-Giulia, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige. In seguito al cambio della normativa, per le Regioni che son andate al voto dal 2014 in poi i finanziamenti sono stati sospesi. A questi risparmi vanno aggiunti anche centinaia di migliaia di euro di co-finanziamenti sui rimborsi elettorali ai quali il M5S ha rinunciato.

15,2 MILIONI di tagli agli stipendi personali e diarie dei parlamentari. Di cui 13.562.847 milioni versati ad oggi nel fondo per il microcredito che ha già finanziato l’apertura ex novo di 741 nuove piccole -imprese, in media 5,3 nuove imprese al giorno, solo negli ultimi 15 giorni 80 nuove piccole imprese avviate, da Nord a Sud. A questi si aggiungono 1.646.025 euro versati al Fondo ammortamento per i Titoli di Stato. Tutti i parlamentari del M5S rinunciano inoltre alle indennità di carica aggiuntive previste per incarichi istituzionali (Vice Presidente Camera, Segretari, Questori) e parlamentari (presidenze e vice presidenze di Commissione) che rimangono nei bilanci di Camera e Senato generando un risparmio per lo Stato di altre centinaia di migliaia di euro.

6,2 MILIONI: Ammonta a euro 6.290.855 euro la somma restituita/accantonata da dicembre 2012 ad oggi da tutti i consiglieri regionali del M5S. Somma derivata dai tagli dei loro stipendi e rimborsi spese e dalle rinunce alle indennità di carica. Di questi: 105.829 euro serviranno anche per ricostruire una scuola di Benevento danneggiata dall’alluvione, 300.000 sono stati utilizzati per finanziare la realizzazione dell’apertura della Trazzera che collega Palermo a Catania la cui autostrada è stata chiusa a seguito del cedimento di un pilone del viadotto. Decine di migliaia di euro sono andati alle scuole della Valle d’Aosta. Altri sono stati destinati a fondi regionali o nazionali per le piccole imprese . Altri verranno presto utilizzati per progetti sul territorio. In tutte le regioni inoltre, gli eletti del M5S rinunciano alle indennità di carica aggiuntive e altri privilegi come le auto-blu. In Sicilia, ad esempio, alle somme restituite vanno aggiunti 110.722 euro d’indennità di carica non percepiti e lasciati nelle casse dell’assemblea regionale siciliana. Nei prossimi giorni pubblicheremo ogni dettaglio, regione per regione.

3 MILIONI La delegazione del MoVimento 5 Stelle al Parlamento Europeo ha rinunciato totalmente alla possibilità di usufruire dei finanziamenti per la costituzioni di “partiti politici europei e fondazioni europee“. La somma prevista per le delegazioni del gruppo è di 3 milioni di euro.

263 MILA: E’ la cifra che i 17 eurodeputati M5S hanno restituito ad oggi al fondo per il microcredito dai tagli dei propri stipendi

420 MILA: donati dal M5S in favore del Comune terremotato di Mirandola per costruire la palestra di una scuola. La fine dei lavori è prevista per Aprile 2016

Proprio in queste ore tutti i partiti politici, dal PD a Forza Italia sino alla Lega di Salvini si intascheranno oltre 45 MILIONI DI EURO di finanziamento pubblico (la BOCCADUTRI CARD), senza che i bilanci dei propri partiti siano stati certificati dalla preposta Commissione di Garanzia. Dunque, in totale violazione delle legge!
Mentre i partiti si intascheranno altri 45 milioni di euro, il MoVimento 5 Stelle dal 2010 ad oggi ha rinunciato, restituito e donato oltre 71.7 milioni di euro.
71.7 milioni di euro di motivi per cui #MiFidoDelM5S.

 

 

PIU’ BALLE PER TUTTI…

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La nuova legge di stabilità parla di un’Italia con il segno +
+ slogan
+ annunci
+ balle

Niente abolizione Legge Fornero
Niente Reddito di Cittadinanza
Niente aiuti alle imprese ma solo annunci per il 2017
Niente soldi alla sanità – 2 miliardi in meno rispetto all’invecchiamento della popolazione.

Luigi Di Maio

LE NUOVE BALLE DEL BOMBA SUL TAGLIO DELLE TASSE !!!

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L’ultima volta che dal Governo hanno annunciato un taglio delle tasse, ci hanno imposto l’imu agricola e il 10% in più di tasse locali. Oltre all’aumento dell’Iva sul pellet.
A questo punto l’unica speranza è che nel 2016 questo Governo sia già a casa.
Poi ci penseremo noi a ridurre le imposte davvero. Come abbiamo già fatto con la Tasi nei comuni dove governiamo, abolita a Ragusa nel 2014 e ad Assemini nel 2015.

Luigi Di Maio

Renzi, anche oggi, a parole ha risolto i problemi degli italiani: ha abolito l’Imu, la Tasi, ridotto l’Ires, l’Irap e l’Iva. Ha menato vanto di essere la locomotiva d’Europa ma il meglio di sé lo ha dato quando ci ha definiti populisti, era illuminato come se stesse rivelando il quarto segreto di Fatima.

Certo che siamo populisti. Noi siamo per il reddito di cittadinanza, per punire i corrotti che rubano ai cittadini. Noi siamo con le piccole e medie imprese, gli artigiani e i professionisti che faticano ogni giorno e non con il solito Marchionne.

Noi non usiamo i bambini per strappare applausi. Che si tratti di bambini siriani o tarantini, noi del M5S, non li utilizziamo per qualche minuto di demagogia.

Barbara Lezzi

Noi agiamo per il concreto interesse dei Cittadini!

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Noi agiamo per il concreto interesse dei Cittadini!

MAGGIO: mese delle rose e di…. spine.

Maggio è stato un mese molto intenso, pieno di impegni istituzionali e attività, mese di bilancio previsionale 2015, aliquote, regolamenti e tanto altro.

Nonostante le divergenze politiche, che ci vedono critici su molti temi, questo mese è però stato caratterizzato anche da alcune importanti convergenze.

Alcune nostre proposte hanno ricevuto inaspettatamente il plauso e la disponibilità ad essere condivise dal gruppo di maggioranza e ci è stato inoltre riconosciuta la disponibilità alla discussione e il nostro impegno propositivo.

Vogliamo sperare che anche il segretario PD, Sig. Gamberini, concordi con i suoi, seduti in Consiglio, e si ricreda di ciò che ha scritto sui 5stelle nell’ultimo numero del periodico PD di noi. Lasciamo comunque la polemica politica ad altri e torniamo ai temi di pubblico interesse.

Nell’ultimo consiglio comunale con l’ approvazione del bilancio previsionale 2015, pur riconoscendo il lavoro svolto dall’amministrazione per uniformare regolamenti, tariffe e procedure, il nostro giudizio è stato negativo su alcune temi (destinazione dettagliata dei fondi alle partecipate), positivo su altri (edilizia scolastica e progetti di risparmio energetico) e di perplessità su argomenti a tutt’oggi appena accennati di cui ancora non sono fornite informazioni precise (esempio la destinazione d’uso dell’area di Muzzano per il quale il Sindaco, come dichiarato in Consiglio, riconosce l’ impegno preso in campagna elettorale).

Ma veniamo alle note positive: ecco le nostre proposte accolte da tutti i gruppi consigliari:

VARIAZIONE AL REGOLAMENTO TARI

Ora, a seguito della nostra proposta, in Valsamoggia non vi è più l’obbligo di svuotare i locali adibiti a civile abitazione inutilizzati e senza utenze allacciate per non pagare la TARI. Abbiamo pensato infatti che fosse d’aiuto a quei cittadini che hanno la residenza in casa di cura o a chi si dovesse trovare ad ereditare immobili che non usufruisce.

Ci siamo inoltre garantiti la presenza al tavolo di lavoro dove si valuteranno ulteriori sgravi per le famiglie che si dimostreranno virtuose. Questo per noi è un tema importante e ci impegneremo per attivare soluzioni di buon senso.

BARATTO AMMINISTRATIVO

Anche la nostra proposta (mozione per il Baratto amministrativo) è stato condiviso e andrà in approvazione al prossimo Consiglio. Il baratto amministrativo, con specifico regolamento che sarà da discutere ed approvare, prevede sostanzialmente che i cittadini che non riescono a far fronte ai debiti con l’Amministrazione per situazioni economiche contingenti, possano “barattare” il debito con la prestazione d’opera per lavori utili alla comunità.

PARCHEGGI ROSA

Questa è un’iniziativa rivolta alle cittadine in stato di gravidanza o con prole neonatale e consiste nell’assegnazione di un contrassegno da apporre all’auto in sosta che permette di non pagare il posteggio pubblico. Giudicata una proposta di buona pratica civile da tutti, andrà in approvazione nel prossimo Consiglio.

Vi terremo ovviamente informati di come si svilupperanno gli eventi. Tutto il materiale istituzionale lo trovate nel nostro blog e a giorni finalmente anche esposto nelle bacheche istituzionali dei 5 Municipi che ci sono state finalmente assegnate dopo un anno di attesa.

GUARDA TUTTE LE SEDUTE DEL CONSIGLIO COMUNALE VALSAMOGGIA

Se il tesoretto è solo un’arma di distrazione di massa

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IL BONUS CHE NON C’È

Con dati occupazionali che restano al minimo storico e una produzione industriale che continua a deludere, dovrebbe essere chiaro a tutti che è tempo di serietà e non di distrazioni. Tanto meno di armi di distrazioni di massa per distogliere l’attenzione della pubblica opinione dai nodi veri dell’economia e dell’azione di governo.
È allora opportuno che il governo spari nel dibattito pubblico la questione del “tesoretto”? E c’è davvero un “tesoretto” da spendere nelle pieghe del nostro bilancio pubblico? La risposta è no, no secco, su entrambe le domande.
La questione evidentemente non è semantica. Lo è anche, perché la parola “tesoretto” sa di presa in giro. Ma anche se lo si chiama bonus, può un governo che tiene alla sua reputazione annunciare un bonus di 1,6 miliardi quando ha davanti le urgenze che ben si conoscono? Per il prossimo anno, è ormai cosa nota, Renzi e Padoan dovranno trovare 16 miliardi di euro per evitare il disastroso aumento della pressione fiscale legato all’incremento dell’Iva. Sono tagli di spesa dolorosi che dovranno trovar posto nella prossima legge di stabilità.
Per quest’anno, poi, il governo non è ancora riuscito a trovare la copertura alla decontribuzione per chi assume stabilmente. Si tratta di poche decine di milioni. Eppure il decreto è rimasto fermo un mese alla ragioneria perché si individuassero quelle risorse e, alla fine, è stato sbloccato solo ricorrendo al paradossale aumento generalizzato dei contributi. Una figuraccia per il governo, che ha dovuto fare marcia indietro. Ma anche il segno di quanto sia difficile ritagliare risorse disponibili in un bilancio già sotto stress.
Un bilancio che per quest’anno vede affidati 5,2 miliardi di tagli alla difficile trattativa con gli enti locali e le Regioni, che conta su 3,3 miliardi di lotta all’evasione tutti da realizzare, che confida in un via libera tutt’altro che scontato della Ue su 1,7 miliardi frutto di split payment/reverse charge e, non ultimo, deve ancora trovare circa un miliardo di euro per la bocciatura della Robin tax da parte della Corte costituzionale.
Come si fa a parlare di “tesoretto” da distribuire davanti a tutto questo? Di questo gruzzolo di 1,6 miliardi, che poi tanto gruzzolo non è, che si sarebbe improvvisamente materializzato all’interno del bilancio? Di fronte a tante emergenze sarebbe il caso di tenerlo da parte quel tesoretto, anche se fosse davvero disponibile.
Ma quel che è peggio è che quei soldi proprio non ci sono. Quei soldi sono un deficit. Sono il differenziale, indicato nel Def, tra l’obiettivo programmatico di un rapporto deficit/Pil a 2,6% e un tendenziale di 2,5%. Da qui quello 0,1% di Pil che si potrebbe spendere. Ma è tutta roba di carta, numeri astratti e potenziali.
Quella franchigia, in sostanza, si determina sulla base di un aumento del Pil che il Governo stima superiore a quello che era stato precedentemente previsto e di tassi di interesse in declino. Una previsione, dunque, non un dato di fatto. Il governo stima che cresceremo quest’anno non più allo 0,6 ma allo 0,7%. Una previsione anche prudenziale, dicono al Tesoro. Ma è pur sempre una previsione. Ed è bene ricordare che nell’ultimo decennio tutte le stime sul Pil effettuate dai governi nel Def/Dpef – sempre prudenziali per carità – sono state inesorabilmente riviste al ribasso al momento del consuntivo di fine anno.
C’è da sperare che quest’anno non accadrà, e che l’Italia crescerà più dello 0,7% previsto, ma impegnare oggi risorse sulla base di una stima, di un auspicio, è un artificio molto a rischio. Tanto più se quelle somme vengono poi prenotate e contese da ministri e partiti (anche quelli di opposizione) proprio come fossero piovute dal cielo e, quindi, potenzialmente destinabili agli usi più vari, con una evidente strumentalizzazione elettoralistica e al di fuori di qualunque progetto di politica economica.
Non è un caso se all’interno del Def si parla di destinare quei fondi all’attuazione delle riforme. Perché, evidentemente, al Tesoro sanno bene quanto siano scarse le risorse disponibili per mettere in atto il programma impostato dal governo. A cominciare dall’attuazione delle deleghe sul lavoro e sul fisco, queste sì urgenze di cui varrebbe la pena occuparsi. Forse andrebbe ascoltato Lorenzo Codogno, stimato chief economist del Tesoro fino a qualche mese fa, che proprio ieri ha scritto: «Renzi parla di un tesoretto. Ma la realtà è che, senza una ulteriore riduzione strutturale della spesa, il finanziamento di nuove iniziative è a rischio».
P.S. C’è da auspicare che la partita della paradossale copertura del taglio contributivo per chi assume a tempo indeterminato con l’aumento generalizzato dei contributi sia definitivamente superata. Purtroppo l’impegno del ministro Poletti fa riferimento a un’intenzione e non ancora a una soluzione. Speriamo che questa venga trovata presto.

Fabrizio Forquet – Il Sole 24ore, 14 aprile 2015