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Coperti di vergogna #statue

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Hanno coperto le opere d’arte ai musei capitolini e hanno coperto l’Italia di vergogna. Magari fosse solo servilismo nei confronti del presidente dell’Iran Rohani, qui è completa mancanza di cultura da parte di un esecutivo che l’ha completamente ignorata o massacrata, vedi la riforma della scuola. Barbari. Chi risarcirà gli italiani di questa figuraccia a livello internazionale riportata da tutti i giornali stranieri? L’ebetino e Franceschini dicono che sono state coperte a loro insaputa. Andrebbero sfiduciati stasera stessa solo per questo. Incompetenti.
Quelle statue sono il nostro orgoglio, la nostra storia, l’Italia è il Paese dell’arte e dovremmo cogliere ogni occasione di risonanza internazionale per metterla in mostra, altro che nasconderla. A Roma per mostrare rispetto agli ospiti (e ai residenti) bisognerebbe eliminare mafia capitale, che è nata e ha prosperato grazie al Pd, invece ogni giorno i turisti vengono abbandonati tra degrado, monnezza, ladruncoli e cacca di uccelli.
Barbari, incompetenti e pure ipocriti.

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NOI ABBIAMO LUIGI DI MAIO !!!

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Forbes ha stilato la lista degli Under 30 più influenti e promettenti d europa in tutte le arti. Tra di loro c’è Luigi Di Maio, portavoce M5S alla Camera.

“Nel 2013, a 26 anni, Di Maio è diventato il più giovane vicepresidente della Camera in Italia. E’ membro della commissione parlamentare Politiche dell’Unione Europea, presidente del Comitato di Vigilanza sulle attività di documentazione e sulla biblioteca della Camera dei Deputati. Nella sua attività Di Maio si è concentrato sulla tutela ambientale, e sulla trasparenza dell’attività amministrativa e la riduzione degli sprechi della politica” Forbes

Oggi il mio nome è sulla rivista Forbes, tra quello degli under 30 più influenti d’Europa.
Sappiamo bene che questo Paese cambia solo se agiamo con uno schema diverso da quello dei partiti, salvaguardando lo spirito di comunità. Troppi leader sono sopravvissuti alle buone idee delle forze politiche, spesso stravolgendole.
Io voglio delle buone idee, dei buoni programmi che sopravvivano ai singoli individui. Per questo faccio parte del Movimento 5 Stelle.
Questo riconoscimento dimostra solo che stiamo incidendo con forza nelle scelte politiche, sia a livello nazionale che europeo, ormai ce lo riconoscono tutti. Forza!

Luigi Di Maio

Il mago #PolettiOtelma fa sparire i disoccupati

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La disoccupazione non accenna a diminuire, dieci milioni di italiani sono poveri e sono in aumento, la situazione economica peggiora di giorno in giorno e gli italiani lo vivono sulla propria pelle nonostante le balle del governo rilanciate dai giornali continuino a dire il contrario. Il Jobs act non ha avuto alcun effetto se non quello di togliere diritti ai lavoratori aprendo le porte ai licenziamenti di massa anche per gli statali. La soluzione da mago da quattro soldi è quella di far sparire i disoccupati dalle statistiche. Una circolare del ministro PolettiOtelma ha stabilito che da ora in poi è sufficiente una autocertificazione per dichiarare il proprio stato di inoccupato, senza più l’obbligo di iscrizione ai centri per l’impiego. Ciò comporta la falsificazione delle statistiche sulla disoccupazione. L’Istat infatti usa i dati sui disoccupati forniti proprio dai Centri per l’Impiego: se non è più obbligatorio iscriversi per ottenere lo status di disoccupato, tali dati rispecchieranno il calo degli iscritti ai centri dell’impiego, e non quello dei disoccupati.
PolettiOtelma: il ministro col trucco.

Financial Times: “Il Movimento 5 Stelle è maturo per il governo”

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Oggi il Financial Times – uno dei quotidiani più autorevoli e letti al mondo – parla del MoVimento 5 Stelle in prima pagina. Ecco il testo, tradotto, dell’articolo:

“Il MoVimento 5 Stelle è maturo. Un partito dal passato eccentrico si reinventa come seria alternativa a Renzi.
Quando il M5S esplose nella politica italiana nel 2009 durante la crisi economica, era caratterizzato da una protesta senza compromessi e dalla burlesca, sardonica figura del suo leader, il comico Beppe Grillo.
Ma il M5S sta cercando di cambiare volto rispetto a quello di uno dei più eccentrici -addirittura clowneschi- partiti politici europei. L’obiettivo che la trasformazione mira a raggiungere sembrava una fantasia appena un anno fa: governare il Paese e sfidare il governo di centrosinistra del primo ministro Matteo Renzi.
Beppe Grillo, 67 anni, ha tolto il suo nome dal simbolo del partito, un segnale del fatto che potrebbe presto farsi da parte. Il suo erede più probabile è Luigi Di Maio, un ventinovenne napoletano, dalla retorica efficace, con un look elegante e toni moderati. ”La percezione del MoVimento è cambiata” sostiene Di Maio. “All’inizio c’era l’idea che fosse solo un movimento di protesta… ma siamo riusciti a sfondare quel muro. Vogliamo governare.”
Le probabilità che ciò accada sono in aumento. Il M5S è il secondo partito d’Italia. Dopo lo svantaggio rispetto al partito di Renzi di quasi 20 punti un anno fa, i sondaggi mostrano che la distanza si è ridotta a circa 5 punti – 32 a 27 per cento.
Il M5S è sicuramente quello nella forma migliore, tra tutti gli sfidanti di Renzi, che ne è spaventato” afferma Gianfranco Pasquino, professore di scienze politiche al SAIS-Europa di Bologna.
Che il M5S abbia una chance nel minacciare Renzi la dice lunga sul declino sofferto dal quarantenne ex-sindaco di Firenze, che è salito al governo nel febbraio del 2014 tra grandi speranze di potere trasformare l’Italia. L’economia sta crescendo dopo anni di stagnazione, ma i miglioramenti non sono stati largamente percepiti.
“La gente è scoraggiata, delusa e ancora arrabbiata” sostiene Roberto D’Alimonte, professore di scienze politiche all’Università Luiss di Roma. “La ripresa non viene avvertita”.
Di Maio ha affinato il messaggio contro il primo ministro. “Renzi sembrava una faccia nuova, ma non ci è voluto molto a capire che si stava muovendo nella direzione dei soliti vecchi sistemi di governo del Paese”, dice.
Ma convincere gli italiani che il M5S sia un’alternativa credibile resta un arduo compito, visto che molti ancora lo vedono come un partito da ostruzionismo e opposizione. Lo slogan più famoso di Beppe Grillo quando lanciò il movimento era “vaffanculo”, una parolaccia indirizzata all’establishment, e lo stesso Grillo rifiutava di fare parte di qualsiasi coalizione.
Ma gradualmente il M5S ha vinto alcune elezioni locali, conquistando il controllo di città come Parma, Livorno e Ragusa. I risultati sono stati diversi. Il sindaco di Livorno, ad esempio, ha dovuto affrontare critiche in seguito ad uno scandalo scoppiato nella città portuale toscana per la mancata raccolta dei rifiuti.
“La loro indeterminatezza, la loro incompetenza, e la loro inadeguatezza sono evidenti a tutti” afferma Alessia Rotta, un’esponente del Partito democratico vicina a Renzi.
Un test più importante arriva il prossimo anno, quando le elezioni locali si terranno in alcune delle città più grandi d’Italia. Il premio è la città di Roma, travolta dagli scandali, dove il M5S ha primeggiato nei sondaggi fin dalle dimissioni del sindaco PD Ignazio Marino in ottobre.
“Gli altri partiti hanno paura di governare Roma, ma noi crediamo sia un’opportunità per metterci alla prova” afferma Di Maio, che è figlio di un imprenditore edile e di un’insegnante di scuola superiore ed è cresciuto in quella Pomigliano D’Arco all’ombra del Vesuvio famosa per l’industria Fiat. Ha studiato legge e stava avviando un’impresa di marketing prima di entrare in politica.
La piattaforma del M5S ha attratto sostenitori da destra e da sinistra. I suoi pilastri comprendono la battaglia contro la corruzione, l’attenzione all’ambiente e un referendum sulla permanenza nell’euro, che Di Maio ritiene responsabile di molte delle sofferenze economiche italiane.
“Il vero fallimento dell’unione monetaria è pensare che i Paesi del Sud possano viaggiare alla stessa velocità di quelli del Nord”, sostiene.
Il suo partito ha attaccato il salvataggio italiano di quattro banche, che ha spazzato via migliaia di piccoli investitori detentori di obbligazioni secondarie. “L’obiettivo è stato salvare i banchieri, non i cittadini”, ha scritto Di Maio su Facebook la scorsa settimana.
Ci sono segnali che Di Maio abbia cercato di smussare gli angoli di Grillo. E’ stato di aiuto nel definire un accordo con Renzi per eleggere tre giudici costituzionali. Dopo gli attacchi terroristici di Parigi, ha negato il suo appoggio al ritiro dell’Italia dalla NATO-un’idea sostenuta da Grillo. “Non è in discussione” ha affermato.
Invece dei bombardamenti, ritiene che l’Occidente necessiti di maggiore “human intelligence” e debba estinguere le fonti finanziarie dell’Isis nel Golfo. Non ha dubbi sul prendere le distanze da un altro partito che sta scuotendo l’establishment europeo, il francese Front National. La sua ascesa riflette un “clima di generale indignazione” dice Di Maio. Il M5S, aggiunge, non è una tossina populista, ma un antidoto: “Noi siamo i portavoce naturali dei cittadini. Siamo una barriera contro l’odio e l’estremismo”.
Fonte: Financial Times

IL CONFLITTO DI INTERESSI E IL PD…

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Boschi se fosse Cancellieri si sarebbe dimessa, Boschi se fosse Boschi “vedremo chi ha i voti in Aula per la sfiducia“. All’epoca della mozione di sfiducia del M5S contro la ministra Cancellieri per un favore alla famiglia Ligresti, la Boschi (all’epoca semplice parlamentare) disse che se fosse stata al suo posto si sarebbe dimessa, se invece i favori restano in famiglia con un conflitto di interessi palese non si dimette. Son tutti dimissionari con le poltrone degli altri. Di seguito un estratto del discorso della Boschi sul caso Cancellieri. Trova le differenze:
Questa è una vicenda che mi lascia un senso di tristezza addosso. Perchè non è tanto se ci debbano essere o meno le dimissioni del ministro Cancellieri, se viene meno la fiducia nei confronti del governo. Il punto vero è che è in gioco la fiducia nel confronto delle Istituzioni. Il ministro Cancellieri può decidere di dimettersi, il presidente Letta può chiedere le dimissioni come ha fatto in passato in altre occasioni. al suo posto lo avrei fatto: mi sarei dimessa.

Perchè c’è un punto grave in tutta questa faccenda. Il punto grave è che ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui la legge non è uguale per tutti, ma ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici. Credo che non dobbiamo più dare la sensazione di un Paese in cui la giustizia funziona per chi ha i santi in Paradiso. Abbiamo perso un’altra occasione davanti ai cittadini.”
#IoSeFossiBoschi prima di parlare ci avrei pensato. Se fossi Boschi cosa faresti? Manda il tuo messaggio alla Boschi con #IoSeFossiBoschi.

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#‎SfiduciamoLaBoschi‬ Il conflitto d’interessi è un concetto chiaro: se sei un pensionato, un imprenditore o un operaio senza santi in paradiso, non ti rimborsano l’indicizzazione della pensione, non ti aboliscono Equitalia e ti fanno pure il Jobs Act per licenziarti meglio.

Se invece Banca Etruria è la banca di Mariaelena Boschi e Matteo Renzi, allora in 25 minuti fanno un decreto per salvarla, e chi se ne frega se fanno saltare i risparmi di 12.500 cittadini italiani per un ammontare di 471 milioni di euro di risparmi (dati aggiornati Banca d’Italia).

In Banca Etruria Mariaelena Boschi era azionista, il padre era Vice Presidente, il fratello manager, la cognata dipendente e l’ex-Presidente dell’istituto è anche in società con i genitori di Renzi. Se non è conflitto d’interessi questo, ditemi cosa lo è!

Non è un caso che i genitori del Premier e della Ministra si siano rifiutati di dichiarare questi legami nella dichiarazione che dovevano presentare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Tornassero a casa, dalle loro famiglie. ‪#‎aCasa‬

Luigi Di Maio