Archivi categoria: Agricoltura

LA TERRA NON SI TASSA !!!

Standard

imu-agricola

Apprendiamo, sempre e solo, dal comunicato del sindaco Ruscigno che, molto probabilmente l’IMU Agricola non dovrà essere pagata.

NE PRENDIAMO ATTO CON GRANDE SODDISFAZIONE, anche perché ci eravamo impegnati sia a livello locale che nazionale affinché ciò avvenisse.

RITENIAMO, inoltre, pura propaganda le affermazioni finali del Sindaco dove indica come speculatori quelli che si erano mossi per non pagare l’IMU, come giustamente avvenuto.

Se Ruscigno ritiene che ogni critica o proposta sia speculazione, sciacallaggio e l’unica proposta che ci presenta è di tacere sempre e su tutto, crediamo che in valsamoggia la democrazia abbia le gambe veramente corte.

PIANO PIANO I NODI VENGONO AL PETTINE…

Standard

d_gazzetta-23feb2015

Fabio Federici, presidente della Strada dei vini e dei sapori “Città Castelli Ciliegi”, continua a strepitare a mezzo stampa contro l’uscita dalla Strada dei comuni modenesi. Il comune di Vignola, in effetti, ha già deliberato il recesso dalla Strada (pdf). Spilamberto e Castelvetro hanno annunciato analogo provvedimento. Savignano già non aveva rinnovato l’adesione nel 2013. Tanta insistenza del presidente della Strada potrebbe risultare a qualcuno inspiegabile. E’ bene, dunque, fornirne un’interpretazione.

Pochi giorni fa, sempre sulla stampa (vedi), Federici stesso ha ammesso l’esistenza di un “buco” di (almeno) 800mila euro nel bilancio della Strada (al 2008, dice Federici; non è dato sapere, però, qual è la situazione attuale). Situazione di cui sarebbe responsabile la gestione precedente alla sua (anche se qualche componente della passata gestione è pure nell’attuale consiglio). Ovviamente Federici si dimentica di dire all’opinione pubblica ed ai cittadini di questo territorio chi è chiamato a pagare per il risanamento della Strada. In realtà lo rivela con gli strepiti di questi giorni: evidentemente i 105mila euro pagati annualmente dai comuni di parte modenese non sono solo il giusto pagamento per “servizi” forniti dalla Strada in termini di marketing territoriale, ma includono anche una quota a servizio del debito. Questo, plausibilmente, è il vero motivo di tanto strepitare contro il recesso del comune di Vignola (oggi non più a guida PD) e degli altri. Venendo meno l’adesione di questi comuni, viene meno chi finanzia, sotto la copertura di servizi acquistati, il ripianamento del debito accumulato in anni di mala gestione. Altrimenti non si spiega tanto strepitare. E non si spiega neppure come possa avvenire in pochi anni il ripianamento di un debito di 800mila euro. Insomma, nella storia della locale Strada dei vini e dei sapori c’è praticamente di tutto, tranne la chiarezza.

In effetti nella tribolata vicenda della Strada dei vini e dei sapori “Città Castelli Cilegi”, originata nel 1999 (vedi), troviamo diversi elementi che non solo si configurano come malagestione dal punto di vista economico (un “buco” di 800mila euro prodotto in pochi anni), non solo evidenziano una drammatica sottovalutazione dei requisiti di risanamento, ma evidenziano anche l’incapacità di impostare un adeguato dispositivo di governance (ovvero un adeguato sistema di indirizzo-controllo-rendicontazione nel rapporto tra la Strada e la principale “committenza”: gli enti locali):

  • Ad oggi non sappiamo ancora quali comportamenti (solo “errori” di gestione? anche malaffare?) sono all’origine del “buco” di 800mila euro. La cosa ha una sua importanza, visto che dal chiarimento di questo punto dovrebbe conseguire chi chiamare a “pagare” per il “buco” (gli amministratori del passato? chi ha fornito loro copertura politica?).
  • Ad oggi non sappiamo nulla di preciso circa l’entità del “buco” (una cosa sono le parole alla stampa, un’altra i documenti ufficiali: del “buco” non si parla in nessuno documento ufficiale!), circa le caratteristiche dell’eventuale programma di risanamento (plausibilmente indebitamento con istituti bancari e restituzione del prestito spalmato su più annualità), circa la sua efficacia (sta funzionando?).

Questi due primi punti chiamano in causa la responsabilità dell’attuale presidente, Fabio Federici, che ha accettato di operare per il “rilancio” della Strada in una condizione di opacità, senza fare chiarezza (verso gli enti locali e l’opinione pubblica) sulle responsabilità del dissesto e sulle condizioni di risanamento. Per questo possiamo osservare che la Strada è stata affossata due volte: prima dagli anni di mala gestione; poi dalla non volontà di fare chiarezza e di rinnovarne l’impianto, però nella trasparenza (vedi).

  • Ad oggi, infine, manca un adeguato sistema di governance che leghi la Strada (quale “mezzo” di promozione territoriale e dei prodotti del territorio) alla committenza (in primo luogo gli enti locali, visto che questi hanno uno status particolare nella compagine sociale). Serve, in questo come in tutti i casi di “esternalizzazione” di funzioni e servizi, un circuito puntuale e trasparente di indirizzo, controllo, rendicontazione. Serve, ad esempio, un atto annuale di indirizzo che precisi gli obiettivi che gli enti locali (e gli altri soci) assegnano a consiglio e presidente (in modo pubblicamente controllabile). Serve, inoltre, un sistema di controlli periodici che consenta, anche qui in modo trasparente, di verificare l’andamento economico e l’approssimarsi agli obiettivi trimestre dopo trimestre. Serve, infine, un documento annuale di rendicontazione in cui si mostri – con i dati! – il raggiungimento o meno degli obiettivi e, più in generale, si rappresenti la performance dell’ente. Tutte cose che non ci sono e di cui l’attuale presidente e l’attuale consiglio portano una parte non piccola di responsabilità.

Per questo sono “lacrime di coccodrillo” quelle che con insistenza Federici riversa sull’opinione pubblica tramite la Gazzetta di Modena. E per questa serie di motivi l’uscita dei comuni modenesi è l’epilogo ineluttabile di questa tribolata (e opaca) vicenda.

Andrea Paltrinieri (blog “AmareVignola”)

Agricoltura, per noi é importantissima!

Video
Agricoltura, per noi é importantissima!

Apicoltura
Crisi dell’apicoltura, ecco le nostre iniziative
La gravissima crisi dell’apicoltura italiana sbarca in Parlamento. I deputati M5S della Commissione Agricoltura hanno depositato una proposta di legge, a prima firma Massimiliano Bernini, e una interrogazione parlamentare sui fenomeni di apicidio, denunciati attraverso numerose segnalazioni di apicoltori del Belpaese. I casi più eclatanti si sono registrati in conseguenza di trattamenti primaverili di fruttiferi in fioritura, insetticidi, diserbanti e trattamenti di colture intensive a base di neonicotinoidi. Tutto ciò, mentre l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) pubblicava le nuove linee guida per la valutazione del rischio da pesticidi per la sopravvivenza delle api. “Pur con qualche limite – dichiarano i deputati della Commissione Agricoltura – di fatto la proposta dell’Efsa segna un netto miglioramento per la valutazione del rischio rispetto a quanto proposto, in precedenza, dall’Organizzazione europea e mediterranea per la protezione delle piante. Le gravi carenze dell’attuale procedura di valutazione del rischio dei pesticidi per le api sono state pienamente riconosciute dall’EFSA che ha, quindi, proposto un nuovo approccio al problema sottolineando l’importanza di considerare le vie principali di esposizione, gli effetti sub-letali e cronici per le api adulte, la tossicità per le larve, così come le altre contaminazioni che possono influenzare la sopravvivenza e lo sviluppo delle colonie d’api, come ad esempio l’impatto sulle ghiandole ipo-faringee”. Nonostante la validità del lavoro svolto da EFSA e sostenuto dalla comunità scientifica internazionale, le aziende agrochimiche ed alcuni rappresentanti governativi non hanno mancato di manifestare la loro netta contrarietà ad un orientamento che vede la drastica riduzione dell’uso di pesticidi e prodotti chimici. La proposta di legge del M5S interviene a modificare l’articolo 4 della legge 24 dicembre 2004, n. 313 recante disciplina dell’apicoltura, al fine di vietare la fertirrigazione delle colture con miscele contenenti pesticidi che espongano a rischio gli impollinatori nonché l’irrorazione con principi attivi tossici per gli impollinatori in presenza di essudazione di melata nella coltura e nella flora botanica circostante. Nell’interrogazione parlamentare, invece, i deputati 5 Stelle portano all’attenzione del Governo Renzi il Rapporto di Greenpeace: lo studio afferma che in tutta Europa il polline con cui entrano in contatto le api è altamente inquinato da un “pesante cocktail di pesticidi tossici” tra i quali molti neonicotinoidi. Il rapporto invita la Commissione europea e i singoli Stati membri a vietare completamente l’utilizzo dei pesticidi clothianidin, imidacloprid, thiamethoxam e fipronil, attualmente sottoposti a un divieto temporaneo nonché gli altri pesticidi dannosi per api e altri impollinatori (compresi clorpirifos, cipermetrina e deltametrina). “Chiediamo al Governo di prendere subito provvedimenti per ovviare al pericolo ambientale provocato dall’utilizzo dei pesticidi, ricordando che le api svolgono un importantissimo ruolo riguardo il mantenimento della biodiversità e del nostro intero ecosistema”.
M5S Camera News