#BagheriaOnesta

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“Una retata dei carabinieri porta in cella ventuno persone, quasi tutti estorsori del racket. Un’operazione possibile solo grazie alla collaborazione prestata da imprenditori e commercianti che si sono decisi a denunciare qualcosa come 50 diversi episodi di estorsione. E tutto ciò accade non in una città qualunque, ma nella mia città, Bagheria, quella che un tempo era la casa prediletta di Bernardo Provenzano.

Fra gli arrestati c’è anche un dipendente del Coinres, il consorzio che gestisce la raccolta rifiuti nella fascia costiera ad est di Palermo. Come sindaco 5 stelle di Bagheria, qualche giorno fa avevo chiesto al prefetto di Palermo lo scioglimento di questo consorzio per infiltrazioni mafiose. Una denuncia fatta non solo di parole, ma anche di fatti, visto che Bagheria è il primo comune ad essersi “staccato” dal Coinres, nonostante la diffida a rientrare emessa dalla Regione siciliana. Sul Coinres ci sono diversi atti nella commissione Antimafia che narrano di come Cosa nostra ha imposto la manodopera e di come molti amministratori appaiono collusi. Personaggi che i politici locali conoscono benissimo, ma che si guardano bene dal denunciare. Adesso, invece, a Bagheria la raccolta di rifiuti è gestita direttamente dal Comune e per la prima volta dopo dieci anni la città è pulita. Può sembrare banale, ma facendosi un giro nel territorio Palermitano ci si accorge bene della differenza.
Può sembrare tutto un caso, invece è una scelta, fatta dai cittadini di Bagheria. Più di un anno fa, a pochi giorni dal voto, in un confronto pubblico, avevo fatto notare che uno dei candidati sindaco si accompagnava a Carlo Guttadauro, personaggio di una delle più potenti famiglie mafiose siciliane che vanta parentele anche con il most wanted d’Europa, Matteo Messina Denaro. Scoppiò una gazzarra ma, due giorni dopo il confronto, quel Guttaduaro venne arrestato nell’operazione “Reset” (ora si trova ai domiciliari e il Tribunale del riesame ha dichiarato infondata l’accusa di associazione mafiosa). In quel momento i cittadini hanno capito di avere di fronte un’amministrazione che non sarebbe indietreggiata di un solo passo di fronte alla mafia, che aveva il coraggio di fare nomi e cognomi pubblicamente. Una roba mai vista. I cittadini hanno compreso e hanno fatto una scelta. Ed entro dicembre a Bagheria aprirà il primo sportello antiracket della provincia, grazie alla collaborazione con l’associazione Libero Futuro, che parla di Bagheria come “esempio da seguire”. Tutto questo è parte di un percorso verso una Bagheria dove l’onestà sta già tornando di moda. La domanda è: perché non accade negli altri comuni?”

Patrizio Cinque, sindaco M5S di Bagheria

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