UN GOVERNO A CINQUE STELLE !!!

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Un picco, il massimo storico. I numeri dei Cinque Stelle – stando ai sondaggi – continuano a crescere. Dopo l’analisi di Scenari Politici ripresa dal blog di Beppe Grillo qualche settimana fa (che dava la forbice tra Pd e M5S ridotta a soli tre punti, 29 contro 26), un nuovo rilevamento (stavolta di Piepoli per La Stampa ) rischia di rovesciare gli equilibri della politica: nel caso di una alleanza Pd-Ncd, il Movimento sarebbe la prima forza politica in Italia, con il 29% dei consensi. Dati che hanno ovviamente portato entusiasmo tra i Cinque Stelle. «Il nostro trend è in crescita dalla prima edizione di Italia 5 Stelle – commenta Roberta Lombardi -. Dopo le Europee c’era stato un momento di scoramento, ma poi il rilancio è passato soprattutto dai territori».Leitmotiv nell’analisi degli eletti pentastellati è «la coerenza, il metodo, il rispetto verso programmi ed elettori». Ma sull’impennata (virtuale) ci sono visioni diverse. Lombardi punta sulla fattività del Movimento: «Restituiamo gli stipendi, aiutiamo le aziende con il fondo per microcredito, anche in Sicilia ci siamo sostituiti a uno Stato assente con la realizzazione della trazzera». «Il fatto è che noi siamo una forza piena di contenuti – spiega Carla Ruocco – e li stiamo portando all’attenzione pubblica: il reddito di cittadinanza, ma anche la nostra posizione sui diritti civili, che sconfessa chi ci vuole indicare come quelli che dicono sempre no». Per Barbara Lezzi, invece, i meriti del Movimento vanno divisi con i demeriti del governo: «Sentire esultare il premier per degli zero virgola con il Paese in ginocchio significa offendere gran parte dei cittadini». E spiega: «I dati sono gonfiati dagli sgravi, ma la disoccupazione al Sud è tre volte quella del Nord e qui, in queste zone, il nostro elettorato si sta allargando perché ci vedono come gli unici in grado di aiutarli». «La verità è che, dove governiamo, governiamo bene» – dice invece Filippo Nogarin -. E nonostante in parlamento siamo all’opposizione abbiamo dimostrato di essere dalla parte dei cittadini».

Ma a incidere sulle intenzioni di voto pesa anche il cambio di strategia del Movimento, una presenza più assidua sui media tradizionali, tv in primis. «Credo che una diversa esposizione abbia aiutato – ammette Ruocco -, ma è stato importante anche non esserci esposti troppo subito, specie in programmi dove non si discute di contenuti. Certo, anche ora selezioniamo molto». L’identikit degli elettori attratti dai Cinque Stelle è – secondo l’ex capogruppo Lombardi – quello di «persone che prima avevano diffidenza, ma anche delle varie associazioni che si sono sentite prese in giro dai politici per anni». Lezzi individua un avvicinamento nel popolo delle «piccole e medie imprese, degli artigiani e dei professionisti». «Adesso non ci percepiscono più come l’antipolitica – chiosa Ruocco – : il corpo estraneo sono gli altri». Per la deputata, che fa parte del direttorio del Movimento, «non solo la parte più fragile delle pmi, ma anche la borghesia e il mondo della scuola tradito dalle defaillance del governo» stanno guardando come alternativa ai Cinque Stelle. Ma l’apertura verso un nuovo elettorato – afferma Ruocco – non riguarda solo i vertici e gli aletti: «Anche la base sta parlando con un’altra fetta di Italia. Il processo di maturazione è a tanti livelli».

Di sicuro deputati e senatori si stanno confrontando – con esiti e soluzioni non sempre distensive – con nuove realtà e con platee diverse dalle tradizionali. Dopo la presenza di Mattia Fantinati al Meeting di Rimini, ora i parlamentari del Movimento fanno il loro esordio al Forum Ambrosetti Cernobbio. «Ci andrò perché è giusto dare voce al 25% degli italiani che ci hanno votato e che, direttamente o indirettamente, devono interagire con quella parte di società ben rappresentata al Forum». «Porterò i nostri temi – prosegue la senatrice -: il reddito di cittadinanza, l’idea di un welfare moderno, ma anche un nuovo modo di affrontare i temi dell’evasione fiscale. Solo l’1,7% dei controlli riguarda grandi imprese e banche». E non solo: «Presenterò la nostra idea di spending review, quella presentata dal governo non può essere sostenuta» .

Corriere della Sera, 3 settembre 2015

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Una parte degli elettori che in passato mai e poi mai avrebbero pensato di votare Cinque Stelle ora sono pronti a farlo. Anche elettori «insospettabili», che magari detestano Beppe Grillo, ma sono talmente delusi da tutti gli altri, da essere pronti a fare un passo (per ora mentale), impensabile fino a poche settimane fa. È un fenomeno recente, carsico, per ora avvistato, ma non ancora certificato dai migliori istituti di sondaggi. Dice Roberto Weber, l’unico sondaggista che due anni fa capì in anticipo l’escalation del Movimento Cinque Stelle: «Sì, è così. È’ un fenomeno recente, che riguarda elettori prevalentemente della sinistra tradizionale, quelli che votavano Pci, Ds o Pd, che in parte potrebbero “colmare” una parte di elettori che sono invece tornati a propendere per l’astensione. Ora sarà interessante studiare a fondo le ragioni di questa novità».

Anche il professor Gianfranco Pasquino, già allievo di Norberto Bobbio e di Giovanni Sartori, è dell’idea che qualcosa si stia muovendo: «In questa stagione la politica classica non è migliorata: può essere che Renzi non abbia responsabilità nella crisi di Roma, ma questa crisi c’è. Può darsi che l’Italia non abbia responsabilità nella difficoltà dell’Europa di affrontare i flussi migratori, ma questa Europa non ci rassicura sulle sue capacità di farcela. Questi e altri problemi persistenti, a cominciare da quelli economici, stanno creando in una parte di elettorato “normale” e attento alle vicende politiche una disponibilità a guardare verso il movimento Cinque Stelle».

Sostiene Flavia Perina, negli anni dell’Msi militante della destra sociale, oggi condirettore dell’agenzia Adn-Kronos: «Vero, anche a destra c’è un’attenzione nuova e diversa verso i Cinque Stelle. La sorpresa è che si tratta di persone che hanno una formazione politica, ma che davanti alla diaspora della destra organizzata e al salvinismo, stanchi di votare per gli stessi degli ultimi 20 anni, sono pronti a dare il proprio voto al Cinque Stelle. col quale condividono la pulsione anti-sistema». La percezione, per ora epidermica di una crescente simpatia verso i grillini aveva trovato una prima segnalazione ai primi di agosto: in una sondaggio di «Scenari Politici», il Pd calava del 6,3% rispetto all’aprile scorso, mentre il Cinque Stelle cresceva del 4,9% nello stesso periodo, portandosi al 26,1%.

Quali le ragioni? L’emersione di una classe dirigente che non sfigura in tv? Restare alternativi al sistema ma senza le invettive della prima ora? «Bisogna riconoscere – dice il professor Arturo Parisi, uno dei “padri” dell’Ulivo – che i Cinque Stelle hanno superato ampiamente la prova che li attendeva. Dopo il 25% alle Politiche i giornali scrivevano è “una bolla” che si sgonfierà e hanno tenuto; dopo hanno scritto: sta arrivando la frana e invece hanno tenuto. Senza fare chissà che. si sono dati un ceto politico riconosciuto e riconoscibile; il profilo di Grillo si è relativizzato e quanto a Renzi sta alimentando un mal di pancia diffuso: per il Pd potrebbe diventare problematico un ballottaggio con i Cinque Stelle».

Ma davvero un elettorato tradizionalista di sinistra ora è disponibile al grande salto? «Un Grillo leggermente più moderato, gli insulti lasciati a Salvini, i grillini in tv che sembrano parlamentari “normali” – sostiene Pasquino – sono fattori che consentono ad un elettorato “normale” di prendere in considerazione il voto per un movimento che rappresenta l’unica alternativa. Ora tocca a Grillo fare la mossa successiva: indicare un candidato credibile alla guida del governo».

La Stampa, 2 settembre 2015

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