Archivio mensile:maggio 2015

L’Unità. Indovina chi paga i 100 milioni debiti del giornale PD

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L’Unità è sepolta sotto 100 milioni di debiti. E sapete chi deve pagarli?
Noi.

Pensate: i creditori corrono dietro a l’Unità… ma i decreti ingiuntivi arrivano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri! Già, perché nel 2002 i DS (oggi Partito Democratico) chiesero con una faccia tosta incredibile di trasferire i debiti del giornale di partito allo Stato, cioè a tutti noi. Lo prova un documento che ha scoperto la trasmissione Report. Così, la Presidenza del Consiglio si fece carico dei debiti del giornale DS.

Ma il PD (come altri partiti) vanta grandi proprietà immobiliari. Come mai non ha pagato i debiti con quelle, come accade invece ai cittadini a cui viene portata via persino la casa? Perché “c’è chi può”: e in questo caso chi può è l’ex tesoriere Sposetti, che abilmente e legalmente ha trasferito tali immobili a fondazioni e poi a società costruite ad hoc in modo da blindarli alle azioni dei creditori. E’ anche andato in TV a vantarsene.

Il M5S ha interrogato il governo su tutta questa losca vicenda, e sulle oscure operazioni vòlte a salvare il PD a spese dell’erario. Come ad esempio il coinvolgimento di Maurizio Mian, imprenditore con una fondazione alle Bahamas e capitali scudati, al quale Bersani elemosinò un intervento da 9 milioni di euro per dare ossigeno al giornale, in cambio di presunti spazi televisivi nientemeno che sulle reti pubbliche. Lo Stato come cosa loro, altro che questione morale.

Ora il PD chiede la realizzazione del progetto “Bad bank”. Che dite, è pensare male se diciamo che vogliono accontentare le banche a cui devono 110 milioni di euro?

QUALCHE VOLTA FANNO COME DICIAMO NOI !!!!

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“Finalmente grazie al MoVimento 5 Stelle l’Italia può avere una legge che punisce i delitti ambientali e che porta la prima firma del nostro Salvatore Micillo. Con l’approvazione della legge sugli Ecoreati del M5S realizziamo uno dei punti più importanti del nostro programma. È una data storica perché ci sono voluti venti anni per avere finalmente nel codice penale italiano cinque tipologie di reati contro l’ambiente. Era necessario che entrasse il MoVimento 5 stelle in parlamento per ottenere una legge che nessuno prima ha avuto il coraggio di fare. Abbiamo iniziato due anni fa a lavorare in commissioni e in aula, abbiamo ascoltato associazioni, comitati, cittadini, ambientalisti, magistrati e tutti coloro che hanno potuto dare un contributo costruttivo a questa legge. L’abbiamo fatto per realizzare uno dei punti più importanti del nostro programma e oggi quello che sembrava un sogno è diventato realtà.
Da domani nessun inquinatore potrà scampare alla legge. È una vittoria che dedichiamo a tutto il popolo inquinato, alle vittime delle sentenze per prescrizione, lo dedichiamo alle vittime di Eternit, della Terra dei Fuochi, dell’Ilva e lo dedichiamo a chi verrà dopo di noi e alle future generazioni.”

M5S Parlamento

MA ARIDATECI BERLUSCA…

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Bisogna ammettere che a volte Renzi pare proprio un Berlusconi evoluto. Non c’entra la personalità, quanto lo stile con cui gestisce la cosa pubblica, quell’approccio da marketing politico di cui il Cavaliere, l’autore del famigerato “contratto con gli italiani” sembrava insuperato interprete. Finché non è arrivato sulla scena il Rottamatore. Prendete questa storia dei rimborsi ai pensionati. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dell’indicizzazione delle pensioni superiori ai 1443 euro lordi che era stata decretata dal ministro Fornero all’epoca del governo Monti. Significa che sono soldi dei pensionati. Vanno restituiti, punto e stop.

La sentenza della Consulta scatena una ridda di ipotesi sulla cifra da risarcire: cinque, otto, nove, dodici miliardi di euro, fino a 18 miliardi di euro. Quest’ultima sembra la cifra congrua, una cifra colossale, se si pensa che gli interessi sul debito ammontano a 70 miliardi. Dove andare a prenderla? Le voci si rincorrono: dalle pensioni d’oro, a una nuova tassa, forse una patrimoniale. Forse i rimborsi verranno rateizzati. L’accigliato ministro Padoan fa sapere che sta cercando con la Ragioneria dello Stato una soluzione per reperire almeno una parte di quelle risorse. Insomma, forse i soldi ci sono. Forse, ma non per tutti.

Poi il colpo di scena: il premier Renzi si fa invitare, secondo un copione ormai consueto a unprogramma televisivo della domenica pomeriggio. Vi ricordate quando annunciò il bonus famiglie da Barbara D’Urso? Stavolta l’Arena di Massimo Giletti e annuncia la buona novella: verranno date 500 euro una tantum a quattro milioni di pensionati. Rimarranno fuori le pensioni oltre i 3 mila euro lordi, pari a un milione e duecentomila pensionati. L’ennesima botta al ceto medio, dopo la macelleria sociale delle partite Iva. E’ un rimborso molto parziale, perché i conteggi dicono che ai pensionati ne spettano di più, anche a quelli che fanno parte del parco buoi da 500 euro. E’ una soluzione pasticciata perché chi ne è rimasto fuori o chi pretende l’intera somma delle indicizzazioni sterilizzate dal duo Fornero-Monti, farà ricorso.

Molti hanno collegato le 500 euro una tantum con gli ottanta euro al mese. “Un filo conduttore”, ha scritto l’Huffington Post, “unisce i 500 euro ai pensionati e gli 80 euro ai lavoratori: si tratta di denaro cash ai 14 milioni di italiani che il premier ha individuato come costituency elettorale del nascente Partito della Nazione”. Non a torto.  Renzi ha messo le mani avanti sostenendo che non si tratta di un bonus in vista delle elezioni, perché i risarcimenti scatteranno da agosto. Che è una giustificazione un po’ puerile. La politica  si basa sulle promesse (alcune vengono mantenute altre no) ed è chiaro che la promessa di 500 euro ad agosto, “pochi maledetti e subito” farà scattare dei meccanismi elettorali: “Se questo non lo voto cade il Governo e non vedo nemmeno le 500 euro”.

Insomma: Renzi fa passare dei soldi dovuti per legge (meno di quelli che dovrebbe restituire) per una rendita politica, per un gentile omaggio del Governo. Guarda caso, in vista delle elezioni regionali. Non c’è niente di male, obietterà qualcuno: in fondo la politica del Governo – le cose fatte e quelle non fatte, i decreti, i disegni di legge, le risorse messe a disposizione e quelle negate, la tasse e la detassazione, la redistribuzione delle risorse  –  è in funzione elettorale, perché le urne costituiscono anche un giudizio degli elettori, è la democrazia bellezza. Dopo di che, uno i provvedimenti li annuncia come vuole.

Ma qui, forse c’è un elemento quasi imbonitorio. Renzi scavalca i sindacati (al solito) e lancia un segnale – al ceto medio basso: votatemi perché faccio cose, perché vi dò dei soldi. Pochi, maledetti e subito. Ed eguali per tutti. Erano dovuti? Sono meno di quelli che vi spettano? Dettagli. Con l’aria che tira potevo anche non darveli. Un po’ come quando ha annunciato l’assunzione di 100 mila precari della scuola che già la Corte europea aveva decretato avrebbero dovuto essere assunti. Oppure quando, dopo il taglio draconiano dei finanziamenti alla scuola, (ereditato dai precedenti governi) ha trasformato quei pochi spiccioli rimasti (duecento milioni) in una somma da distribuire ai docenti “meritevoli”.

Forse dietro questa strategia c’è l’intento di lanciare una mano tesa all’elettorato tradizionale del Pd che in questi mesi aveva sballottato non poco – professori, dipendenti senza più articolo 18, pensionati (la maggior parte dei quali iscritti ai sindacati). La verità è che quei due dei quattro miliardi dovuti saranno sottratti a quel fondo per la povertà che doveva essere un motivo di orgoglio per il Governo e che invece è rimasto con le casse prosciugate. Si delinea così l’elettorato base del renzismo e del Partito della nazione: una strana miscela di populismo economico (gli 80 euro, i 500 euro una tantum) e di provvedimenti di impronta liberista che suscitano l’applauso dei poteri forti: la riforma del lavoro, la trasformazione del sistema bancario, la riforma della scuola con più poteri al presidi etc. Finora ha funzionato. Le prossime elezioni regionali ci diranno se continuerà a funzionare.

Francesco Anfossi, Famiglia Cristiana, 17 maggio 2015

26 MEMBRI DEL GOVERNO RENZI HANNO VOTATO LA LEGGE FORNERO MA IN TV DICONO “IO NON C’ENTRO”. VERGOGNA!

1. Angelino Alfano (Ministro degli Interni)
2. Paolo Gentiloni (Ministro degli esteri)
3. Beatrice Lorenzin (Ministro della salute)
4. Dario Franceschini (Ministro cultura)
5. Roberta Pinotti (Ministro difesa)
6. Andrea Orlando (Ministro giustizia)
7. Gianluca Galletti (Ministro ambiente)
8. Sandro Gozi (Sottosegretario alla presidenza del consiglio)
9. Marco Minniti (Sottosegretario alla presidenza del consiglio)
10. Sesa Amici (Sottosegretario riforme costituzionali)
11. Lapo Pistelli (Viceministro esteri)
12. Benedetto Della Vedova (Sottosegretario esteri)
13. Filippo Bubbico (Viceministro interni)
14. Gianpiero Bocci (Sottosegretario interno)
15. Enrico Costa (Viceministro giustizia)
16. Gioacchino Alfano (Sottosegretario difesa)
17. Luigi Casaro (Viceministro economia e finanze)
18. Enrico Morando (Viceministro economia e finanze)
19. Pier Paolo Baretta (Sottosegretario economia e finanze)
20. Paola De Micheli (Sottosegretario economia e finanze)
21. Antonello Giacomelli (Sottosegretario sviluppo economico)
22. Silvia Velo (Sottosegretario politiche agricole)
23. Franca Biondelli (Sottosegretario lavoro)
24. Teresa Bellanova (Sottosegretario lavoro)
25. Luigi Bobba (Sottosegretario lavoro)
26. Gabriele Toccafondi (Sottosegretario istruzione)

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