CARO RUSCIGNO, TU CON CHI STAI ?

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Italicum, la deputata pd non vota la fiducia e poi scoppia in lacrime

Marilena Fabbri: questa frattura è difficile da spiegare alla gente e in un periodo particolare con la festa della Liberazione, le celebrazioni della Resistenza, Marzabotto

BOLOGNA «Ora non vorrei passare per la deputata che piange ma per me è stato difficile non votare la fiducia». Marilena Fabbri lascia Montecitorio con il volto ancora segnato dalle lacrime. Una passione per la politica che l’ha portata ad iscriversi giovanissima al Pci fino a ricoprire con il Pd l’incarico di sindaco di Sasso Marconi nella «rossa» Emilia-Romagna e poi a sedere tra i banchi della Camera. «È stato difficilissimo – aggiunge – Io sono per il gioco di squadra perché non si sta qui a titolo personale. Ho avvertito tutto il peso della difficoltà di spiegare quello che penso che all’esterno può essere letto diversamente».LA SPIEGAZIONE – «Mi riferisco al territorio. Io sono bolognese. Questa frattura è difficile da spiegare alla gente e arriva tra l’altro in un periodo particolare: la festa della Liberazione, le celebrazioni della Resistenza, Marzabotto… Sul territorio lo sento l’elettorato che chiede di difendere le istituzioni di mettere fine a questi atti di arroganza, atti violenti. Le istituzioni e la sua ritualità hanno un valore che poi rimane nel tempo. Aver deciso di mettere la fiducia senza alcuna necessità quando l’unico precedente è quello degli anni ‘50 in un contesto, però, nel quale la fiducia aveva un senso, è per me un atto violento». La Fabbri prova rabbia: «Cosa sarebbe cambiato nello stare in Aula ad ascoltare la discussione sugli emendamenti? Poi il Parlamento avrebbe deciso – spiega – Avrei voluto vedere il coraggio del governo e del mio partito di affrontare il dibattito parlamentare. Invece, non è stato così. Ma ci sono delle regole, anche non scritte, che vanno rispettate. C’è l’opportunità politica di fare delle scelte». «Ora cosa accadrà? Mi auguro che non si continui così e non siano già partiti i tweet di denigrazione: «ho vinto io» oppure «li abbiamo battuti». È evidente che c’è stato uno strappo nel partito. E che può essere risolto all’interno di un rapporto di forza o con la politica. La minoranza ha tanti difetti ma questa sfida del governo è un errore. Riconosco a Renzi tanti pregi: voglia di cambiamento, caparbietà, questa fiducia che cerca di trasmettere. Ma ora rischia di inficiare i risultati con l’arroganza. Sembra che ogni cambiamento lo faccia non a favore del sistema ma contro qualcuno: contro i pubblici dipendenti, contro i sindacati. Ma quelle sono le persone che ci hanno mandato qui». Corriere della Sera – edizione di Bologna, 29 aprile 2015

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