LUPI FUORI, GLI ALTRI DENTRO. PERCHE’?

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“Le dimissioni si danno per una motivazione politica o morale, non per un avviso di garanzia”. Così parlò il premier Matteo Renzi, il giorno dopo le dimissioni di Maurizio Lupi, per tredici mesi ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti appunto con Renzi. Lupi non era indagato ma certo il quadro uscito dalle telefonate agli atti dell’inchiesta che coinvolge l’ex boiardo di Stato Ercole Incalza non lo copre di gloria. Visto che Renzi ha accettato le sue dimissioni, si può presumere che esse siano dovute a una “motivazione politica e morale”.

Qualcuno però obietta: e gli altri? Quelli che sono indagati? Nell’attuale Governo ci sono sei sottosegretari (o vice-ministri che dir si voglia)  che hanno ricevuto un avviso di garanzia. Cinque sono del Pd:  Francesca Barracciu (ministero dei Beni Culturali, indagata per peculato insieme con una sessantina di consiglieri ed ex consiglieri della Regione Sardegna); Umberto Del Basso De Caro (ministero delle Infrastrutture, indagato per certi rimborsi non rendicontati alla Regione Campania ma con procedimento in archiviazione); Davide Faraone (ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, anche per lui una questione di rimborsi); Vito De Filippo (ministero della Salute, anche lui alla prese con una questione di spese e rimborsi quand’era presidente della Regione Basilicata); Filippo Bubbico (ministero dell’Interno, indagato per abuso d’ufficio in seguito a una delibera del 2006, quand’era presidente del Consiglio regionale della Basilicata). Il sesto è Giuseppe Castiglione del Nuovo Centro Destra, sottosegretario all’Agricoltura:  per lui l’accusa sarebbe di abuso d’ufficio e turbativa d’asta, all’epoca in cui era presidente della provincia di Catania.

Il premier Renzi ha anche aggiunto che “le condanne si fanno nei tribunali e non sui giornali”. Vero. Però Lupi è stato “condannato” sui giornali e dall’opinione pubblica mentre di lui i magistrati proprio non si interessavano. E poi, per restare agli indagati e alla “motivazione politica e morale”, c’è comunque una certa differenza (anche politica, anche morale) tra ricevere un avviso di garanzia per qualche migliaio di euro di francobolli e riceverlo per un appalto da cento milioni relativo a un centro di accoglienza per immigrati.

Per non dire di quanto accade all’estero, dove basta molto meno di un avviso di garanzia per dire addio alla politica. Per fare un esempio: i tedeschi saranno un po’ rigidi ma nel 2011 il ministro della Difesa Karl Theodor zu Guttenberg, considerato l’enfant prodige della politica germanica, si dovette dimettere perché era saltato fuori che, anni e anni prima, aveva copiato parte della tesi di laurea. Nei Paesi anglosassoni il principio è chiaro: te ne devi andare perché hai mentito. Poco o tanto, hai raccontato bugie e gli elettori-cittadini non possono più fidarsi di te.

Un criterio di giudizio drastico e forse anche ingiusto. Magari Zu Guttenberg sarebbe diventato un grande statista e avrebbe fatto del bene alla Germania nonostante quel suo peccato di gioventù. E’ però un criterio molto più chiaro, lineare e semplice da applicare delle sottili e mutevoli distinzioni italiche tra morale, politica, intercettazioni e tribunali.

Fulvio Scaglione, Famiglia Cristiana, 22 marzo 2015

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