Archivio mensile:gennaio 2015

MATTARELLA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

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“Forse conviene passare alla moviola gli ultimissimi giorni per capire cosa è successo e dove stiamo andando. Già dai primi giorni della settimana scorsa, Renzi aveva detto che avrebbe fatto un nome secco e solo sabato. Questa ostinazione nel tenere segreto il nome non dipendeva da una qualche passione per il thriller, ma, molto più semplicemente dal fatto che il nome non c’era, perché mancava l’accordo con Berlusconi. E Renzi l’accordo lo voleva solo su quell’asse. Il Cavaliere, come si sa, fra i suoi molto nobili obiettivi ne ha soprattutto due: Salvare il suo impero personale ed avere la Grazia. Ciò premesso, pur di ottenerli voterebbe anche per Giuseppe Stalin. L‘incidente del voto sulla legge elettorale (quando i suoi voti sono stati determinanti, compensando la ribellione dei 29 senatori della sinistra Pd) lo avevano gasato al punto che qualcuno dei suoi si era spinto a parlare di una nuova maggioranza organica. Di qui la proposta spavalda di Giuliano Amato (che si immaginava, a torto o a ragione, più “grazioso”). Berlusconi si sentiva in una botte di ferro, anche perché il suo candidato godeva anche di diverse simpatie nel Pd, a cominciare da quella di Massimo D’Alema. Ma Renzi, Amato non voleva vederlo neanche in fotografia: troppo forte, spigoloso, troppo esperto giurista. Con un Presidente così, Renzi si sarebbe consegnato mani e piedi al trio Amato-Berlusconi-D’Alema. Per cui niente da fare. E faceva circolare i nomi (senza mai farli apertamente) di Padoan e Mattarella. Il primo serviva a strizzare l’occhio a D’Alema per tirarlo dalla parte sua, il secondo a minacciare un accordo con la sinistra interna al Pd e fare esattamente quello che sta succedendo. Ma, beninteso, questo era, con ogni probabilità, solo un bluff: solo un nome funzionale allo scambio, da far cadere insieme a quello di Amato, per tirare fuori il classico nome scialbo di una qualche nullità da mettere lì, per permettergli di fare quello che vuole a Palazzo Chigi.
Renzi, da questo punto di vista, si predisponeva ad un braccio di ferro con Berlusconi, lungo tutte le prime tre votazioni, sicuro, intanto, dell’isolamento che rendeva innocua la sinistra del suo partito. Se anche avessero votato scheda bianca o Prodi, si sarebbe trattato di un centinaio o poco più, al massimo 150 voti con Sel: troppo poco per avere qualsiasi effetto. Ovviamente, si dava per scontato che il M5s si sarebbe tenuto fuori della partita, per cui, al quarto turno il gioco sarebbe riuscito.
A scombinare il suo gioco, arrivava, come fulmine a ciel sereno, la lettera di Grillo e Casaleggio ai parlamentari Pd, alla quale rispondevano in cinque (i civatiani più, e questo è molto importante, Zanda e Monaco che sono i parlamentari personalmente più vicini a Prodi, segno che il Professore avrebbe potuto anche accettare di entrare in gioco). Ed i “grillini” varavano la consultazione on line sul nome di Prodi ed altri 9 scelti dall’assemblea del gruppo parlamentare. A questo punto, i renziani, pur ostentando molta indifferenza (in questi giorni ero a Roma per lavoro ed ho incontrato parecchi amici anche in Parlamento ed anche del Pd), erano molto nervosi. Una eventuale convergenza del M5s con la sinistra Pd e Sel su Prodi, cambiava radicalmente lo scenario: avrebbe raggiunto fra i 250 ed i 300 voti già nei primi tre turni di votazione e questo avrebbe messo nei pasticci Renzi, che avrebbe dovuto spiegare perché, pur avendo la concreta possibilità di eleggere Prodi e far a meno dei voti “azzurri”, sceglieva invece l’accordo a tutti i costi con il Cavaliere. Per di più rischiando che anche Lega e fittiani riversassero i voti su Prodi, con un risultato molto incerto al fotofinish. Situazione davvero difficile e rischiosa. Di qui la decisione di non aspettare più sabato, ma fare il nome già prima della prima votazione e scegliere davvero Mattarella, perché unico a poter distogliere la minoranza dall’ “insano” gioco con il M5s. I bersaniani ci sono stati (ammazzando così la candidatura Prodi che, invece è stata sostenuta lealmente sino alla fine da Civati, dimostratosi la persona più coerente e coraggiosa del Pd). A quel punto una serie di risultati a ricaduta: Prodi si sfilava, rendendosi conto che non c’erano più le condizioni per una sua candidatura; Berlusconi non poteva che continuare a dire no attaccandosi a “San Franco Tiratore”, nella speranza che una bocciatura di Mattarella possa riaprire i giochi; Renzi, per premunirsi da scherzi dei “quirinabili” delusi avvertiva che, se non passa Mattarella, non ci sono candidati di ricambio del Pd e si va direttamente ad un tecnico o un istituzionale (ad esempio Grasso). Berlusconi è nell’angolo e deve affrontare una rivolta interna che va molto oltre il solito Fitto.
Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica al quarto scrutinio.
Il Nazareno è morto? Forse no, ma è in coma profondo con tutto quel che ne consegue.
Per la verità, l’esito non è affatto negativo e Mattarella è una persona rispettabilissima e, per certi versi, migliore anche di Prodi. Forse è troppo signore e non ha la rudezza che sarebbe necessaria con un inquilino di Palazzo Chigi come Renzi. In secondo luogo è un giudice costituzionale e saggezza vorrebbe che i giudici costituzionali, finito il mandato, restassero al di fuori di tutto, perché diversamente potrebbe nascere la tentazione di usare quel prestigioso scranno per altri approdi ed, a quel punto, l’indipendenza della Corte andrebbe a farsi benedire. Certo: Mattarella non ha operato pensando a questo esito, ma ora stiamo facendo passare un brutto precedente.
Per il resto è un candidato sicuramente migliore rispetto a quello che potrebbe offrire questo Parlamento: Veltroni? Pinotti? Franceschini? Fassino? Addirittura… Grasso? Non ne parliamo.
Dunque, il M5s ottiene una discreta vittoria, anche se diversa da quella progettata:
1. ha stanato Renzi costringendolo a fare il nome prima dell’inizio delle votazioni
2. ha costretto Renzi a scegliere una persona decente
3. quindi ha sbarrato la strada ad Amato, Veltroni, Grasso ecc.
4. ha incrinato seriamente il patto del Nazareno.
Direi che non è poco, anche se è mancato l’obiettivo di mettere in crisi Renzi (duole ammetterlo, ma l’uomo è furbo, spregiudicato, sleale e, pertanto, difficile da abbattere).
Tutto questo significa che il M5s si sta sporcando le mani e sta diventando come gli altri? Assolutamente no: solo che ha scoperto che non c’è solo la lotta greco romana, c’è anche il judo e, per fare la guerra, non c’è solo lo scontro frontale ma anche la guerriglia, con rapide ed improvvise incursioni.
Come si vede, non era un favore al Pd, ma un’azione di guerriglia. D’ora in poi sarà bene adattarsi all’idea di un M5s meno prevedibile del passato.”

Aldo Giannuli

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RISULTATI: ILCANDIDATO #PRESIDENTE M5S

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Le votazioni per il candidato Presidente della Repubblica del M5S si sono concluse alle 14.
Hanno partecipato alla votazione 51.677 iscritti certificati. Il primo è risultato Ferdinando Imposimato con il 32%, secondo Romano Prodi con il 20%, terzo Nino Di Matteo con il 13%.
Il dettaglio dei risultati:
Ferdinando Imposimato, 16.653 voti
Romano Prodi, 10.288
Nino Di Matteo, 6.693
Pierluigi Bersani, 5.787
Gustavo Zagrebelsky, 5.547
Raffaele Cantone, 3.341
Elio Lannutti, 1.528
Salvatore Settis, 1.517
Paolo Maddalena, 323
Ferdinando Imposimato sarà votato dal gruppo parlamentare sin dal primo scrutinio.
Ti informiamo che, in ogni caso, se dal quarto scrutinio i cambi di maggioranza dovessero portare ad un nome condiviso tra più forze politiche in Parlamento si deciderà come meglio muoverci con una votazione lampo sul blog.

LA ROSA DEI CANDIDATI PRESIDENTI PER IL M5S. NOI LI VOTIAMO, LORO INCONTRANO BERLUSCONI…

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Dall’assemblea del gruppo parlamentare è uscita una rosa di nomi che, con l’aggiunta di Romano Prodi, verrà messa in votazione sul blog domani. Questo perché riteniamo di dover onorare l’impegno preso con i parlamentari del PD attraverso l’email inviatagli. Gli iscritti potranno esprimere una preferenza tra la rosa di nomi proposta. Il candidato che otterrà più voti sarà votato dal gruppo parlamentare sin dal primo scrutinio. Informiamo gli iscritti che, in ogni caso, se dal quarto scrutinio i cambi di maggioranza dovessero portare ad un nome condiviso tra più forze politiche in Parlamento si deciderà come meglio muoverci con una votazione lampo sul blog.

La Rosa dei 10 candidati in ordine alfabetico
Pierluigi Bersani
Raffaele Cantone
Lorenza Carlassare
Nino Di Matteo
Ferdinando Imposimato
Elio Lannutti
Paolo Maddalena
Romano Prodi
Salvatore Settis
Gustavo Zagrebelsky

LA CAMPAGNA ACQUISTI DI RENZUSCONI…

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Ormai in questo momento, legata alla Presidenza della Repubblica, c’è in corso una campagna acquisti. Evidentemente o c’è qualcuno che sa comprare bene o qualcuno che si vende per poco. Dal mio punto di vista, io credo che il M5s possa fare a meno di persone che preferiscono tradire il mandato elettorale piuttosto che portare avanti una battaglia di coerenza e onestà come quella che stiamo portando avanti da due anni ormai.

Luigi Di Maio

Se il solo scopo di tutti i partiti è quello di distruggere il M5S è chiaro che rappresentiamo un grande pericolo per loro. E’ pericoloso avere accanto chi controlla, denuncia, “illumina i ladri” diminuendo ruberie.

Le idee del Movimento sono già in circolo. Questo conta davvero. In quanti, due anni fa, sapevano che un reddito di dignità per tutti esiste negli altri paesi e possiamo/dobbiamo ottenerlo anche in Italia? Io no di certo. Il Movimento mi ha aperto gli occhi. Chi aveva mai avuto il coraggio di resistere alle lusinghe del potere? Chi la forza di tagliarsi lo stipendio in un mondo dove il denaro conta più dei diritti dei cittadini, in un Parlamento che, da tempio della democrazia, si è trasformato in una banca che custodisce privilegi?

E’ bello sentire, ogni giorno, nonostante le difficoltà, la sensazione di aver fatto il proprio dovere. Il proprio dovere.

Il “Palazzo” è una vasca di squali, lo dissi non appena entrato. Provate a immaginare voi che state fuori (per ora) di che razza di ambiente si tratti? Intrighi, inciuci, ricatti, c’è chi si vende l’anima per potersi sentire “onorevole”.

E’ dura mantenere la barra dritta. C’è chi ci riesce e chi no. Chi ce la fa magari non si arricchirà, ma uscirà arricchito. Chi non ce la fa è così povero che gli rimarranno soltanto i soldi. Voliamo alto, la strada è lunga ma è quella giusta. A riveder le stelle!

Alessandro Di Battista

Clap clap ai nuovi fuoriusciti che vanno a gonfiare le fila del peggior governo del quale si abbia memoria.
Quelli dichiarati tipo Anitori e Battista rispettivamente passati ad NCD e ad SVP e quelli mascherati da “oddio oddio Grillo fa il padre padrone” ad “andiamo a sentire i nomi che ci propone il buon Matteo”.
Posso gentilmente dichiarare che mi sono fracassata le bip bip bip di tanta ipocrisia?
Ma prenditi questi quattro soldi ed ammetti che fa più comodo sentirsi chiamare senatore che continuare a fare il cittadino?
Ma vadano dove vogliono portandosi appresso la loro squallida valigia di cartone piena di false promesse, le stesse che hanno sbandierato in campagna elettorale e che oggi li vede pontificare in conferenza stampa, insieme al vuoto cosmico che alberga nelle loro testoline.
Il tempo è galantuomo e questa gente non merita neppure i giorni che li dividono dalla resa dei conti, quella che li consegnerà alla storia come i peggiori dei traditori.

Paola Taverna

Auguri ai miei colleghi che, a 48 ore dal primo scrutinio per l’elezione del capo dello stato, hanno deciso di lasciare il gruppo del movimento 5 stelle alla Camera, senza pensare, neanche per un secondo, di dimettersi dalla carica di parlamentare. Noi continueremo ovviamente a lavorare come abbiamo sempre fatto nel solo interesse dei cittadini, rimanendo ben saldi ai principi e ai valori di un movimento in cui, com’è nella sua natura, tutto scorre e fluisce. Una caratteristica che personalmente continuo ad apprezzare molto. Panta rei

Roberto Fico

Chi in questo momento lascia il M5s lo fa piegandosi alla vecchia politica, pronto a infoltire le truppe cammellate di Renzi. Mentre il M5s lotta, anche aprendosi a tutto il Partito democratico, per far sì che il presidente della Repubblica sia eletto in modo condiviso, qualcuno lo abbandona contestando la poca propensione al dialogo. Solo un pretesto. Sicuramente chi ha votato il Movimento 5 Stelle non avrebbe voluto incontri segreti al Nazareno. Così facendo si tradisce il mandato degli elettori. Coerenza vorrebbe le loro dimissioni da parlamentari e non un approdo al gruppo Misto.

Andrea Cecconi